Annoto sul mio diario l'intervento di giovedì 17 Novembre 2011 sul regolamento della nuova consulta mista per l'immigrazione, che non dovrà essere solo una fotografia dell'esistente ma uno strumento dentro la società delle terre d'argfine per favorire l'integrazione degli stranieri nella società locale ed esercitare un ruolo significativo di mediazione e promozione della qualità della convivenza civile nei nostri territori di Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano. Ecco il testo integrale:
"Sono pienamente a favore dell’istituzione di questa consulta. Credo però che in un occasione come questa si debba dire che va definitivamente messa in soffitta, nelle sue varie forme, la vecchia politica dell’accoglienza dei migranti, che ormai non sono più una novità ma un dato costante delle nostre comunità.
Per questo credo che un organismo come questo, sicuramente importante rispetto al nulla, alla mancanza di qualsiasi embrione di forma di rappresentanza di comunità e culture straniere che abbiamo avuto fino ad ora, con migliaia di persone che vivono accanto agli italiani, con centinaia di bambini e ragazzi che vivono accanto ai nostri figli nelle scuole, costituisca comunque un passo avanti.
Una fotografia aggiornata della situazione che però si limiti a riprodurre il mondo dell’associazionismo e degli addetti lavori dell’immigrazione, sommando molte buone, anzi buonissime intenzioni, rimandando forse ad una fase successiva lo sviluppo di politiche più incisive per la costruzione di forme di integrazione, credo sia una operazione condivisibile ma troppo timida.
Io vorrei che una consulta, realmente mista, non avesse come obiettivo principale un primo piano sul fenomeno dell’immigrazione ma vorrei che cominciasse, proprio perché mista, a mettere basi per la costruzione di una “Fabbrica”, di una cabina di regia, di una fornace di mattoni con la quale costruire la nostra comunità futura delle Terre d’Argine. Nelle quali io spero che il sentimento prevalente delle persone che vivono qui nei nostri territori sia il riconoscersi nelle nostre terre, partendo dalla constatazione che le culture, i popoli, le sensibilità, non possano essere cancellate, ma pur dando loro piena legittimità e rispetto, esse vanno ricondotte non ad un invito al fare ciascun gruppo etnico quel gli pare, ma riconoscere, nel territorio in cui si abita, il rispetto dovuto allo stato di diritto e alla parità di diritti e doveri che solo se rispettati in ugual misura, garantiscono a residenti delle terre d’argine da data più antica o recente, analoghi doveri e opportunità.
Non parlo evidentemente di diritti di cittadinanza per i quali è la legislazione nazionale o comunitaria che dovrà stabilire come si diventa italiani. In questa occasione possiamo però toccare con mano quanto siano arretrate, anti-storiche e tutt’altro che produttive le sole posizioni con le quali si dice che gli stranieri devono tornare a casa e basta o robe simili che ogni tanto sentiamo pronunciare.
Ha fatto bene l’amministrazione che ha steso questo regolamento a cercare di superare modelli di tentativi analoghi del passato con i quali, anche nella nostra provincia si è cercato di fare consulte inclusive nelle quali si andavano a cercare anche quei gruppi che non volevano farne parte o a creare modelli di consultazione, elezione e rappresentanza troppo simili ad elezioni vere o prematuri per fenomeni che non si erano ancora stabilizzati, negli scorsi anni , come quelli migratori.
Ebbene, ora siamo stabilizzati e dobbiamo provare ad osare qualcosa di più. In questo regolamento c’è già tutto il seme, di quel che potrebbe essere in futuro un organismo come questo, ma trovo che così come può essere anche apprezzabile l’architettura burocratica prevista dal regolamento, trovo che questa prefiguri orizzonti poco ambiziosi per una consulta che non è come quella dell’ambiente o del traffico o dello sport come abbiamo conosciuto nei nostri comuni
Mi chiedo ad esempio: deve poter avere un ruolo o no la nostra consulta per casi come quelli di Via Unione Sovietica a Carpi dove ci sono luoghi di preghiera che creano problemi di convivenza civile?
Può avere un ruolo o no per casi come quello del condominio di Via Martiri di Belfiore a Carpi dove si deve cercare di prevenire fenomeni di degrado che minano la coesione sociale se alcune famiglie non pagano le spese di riscaldamento ?
A che punto siamo nelle regole di armonizzazione dei regolamenti delle direzioni didattiche di concessione di locali scolastici per attività di associazioni di stranieri per evitare, a difesa della coesione sociale, perché non si abbia la percezione che vi siano regole diverse o troppa severità o troppo poca nei confronti di associazioni di cittadini non italiani?
Senza contare che la Consulta dovrebbe valorizzare le buone pratiche presenti sul territorio, come le cene condominiali pure esistenti nelle quali cittadini delle T/A, partecipano, pur nella diversità culturale, gli uni accanto agli altri, con uno spirito ben diverso rispetto alle feste multietniche del passato che raramente hanno costituito veri motori di integrazione e che qualche concittadino percepisce, sbagliando, ma restiamo ai fatti e alla percezione, come segnali di invasione o allargamento di culture altre. O altre attività di mediazione che, pur se molto difficili, come avvenuto recentemente a Carpi per il palazzo di Via Pietri, con una parte attiva dell’ente locale, hanno consentito di giungere a soluzioni dove sino a poco prima c’erano solo problemi
Proposte: se percorribili economicamente spero che gli atti possano essere tradotti anche in altre lingue, sul modello Ue. Abbiamo ragione se chiediamo che gli atti siano scritti, almeno, quelli più importanti e che ci riguardano, anche in Italiano e non solo in francese, inglese o tedesco…
Credo vadano perfezionati i meccanismi con i quali non si tengono nella consulta associazioni o gruppi che non ci vogliono stare o altri che ci vogliano stare fin troppo e che abbiano in mente campagne di supremazia nei confronti di altri gruppi, comunque contrari allo spirito di questa consulta.
E almeno infine, una rendicontazione non burocraticamente fredda ma partecipata e calda di quel che avverrà con questo strumento, indicando i mattoncini di integrazione che si ritiene di aver realizzato o intravisto.
Sono questi i motivi per i quali, plaudendo all’iniziativa ma spronando a volare più alto, visto l’ormai secolare esperienza di politiche di integrazione nel mondo, molte delle quali disponibili in rete a costi molto contenuti, a non accontentarsi di un buon regolamento formale.
L’assessore Zanni ha ricordato che si tratta solo di un punto di partenza. Io credo che questo sia l’atteggiamento giusto per evitare che la Consulta mista che sta per nascere, sia considerata una riedizione di altre consulte, e questa non è uguale alle altre consulte, o ancor peggio uno strumento che venga percepito o considerato come poco utile o estraneo alla società.
Marco Bagnoli – 17 novembre 2011
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sabato 19 novembre 2011
mercoledì 28 settembre 2011
CONSULTA MISTA ITALIANI-IMMIGRATI PER L’INTEGRAZIONE E LA CONVIVENZA CIVILE
Sono ormai iniziati gli incontri, le riunioni, le presentazioni, i tavoli di confronto per giungere alla costituzione di una Consulta Mista italiani-immigrati, in sede di Unione delle Terre d’Argine, della quale potranno entrare a far parte le organizzazioni e/o associazioni che lo richiederanno e che avranno adeguati titoli di rappresentatività. Con queste brevi note, senza pretesa di esaustività e possibilità costante e successive di adeguamento e integrazione, vorrei contribuire al dibattito che si è aperto sul nostro territorio su questi aspetti.
- Si deve fare attenzione a costruire un regolamento che non abbia una impostazione troppo tradizionale fondata unicamente o principalmente sui temi dell’accoglienza senza riferimenti alla necessità del rispetto delle regole e della necessità di favorire la convivenza civile. Occorre introdurre più fattori bilaterali rispetto a quelli di tipo unidirezionale, cioè su quello che noi vogliamo dare agli immigrati. Non bisogna mai perdere di vista che il nostro obiettivo deve essere il funzionamento e la coesione della comunità intera presente sul territorio. Tutti quelli che sono presenti, pur nella pluralità irriducibile di culture, devono osservare le regole fondamentali di convivenza, altrimenti si mette a rischio la coesione sociale e si alimenta il conflitto e la lotta tra culture per la supremazia dell’una sull’altra. Noi dobbiamo fare la fabbrica degli italiani, o dei “carpigiani”, favorire chi crede nei valori fondanti della nostra comunità e dei vantaggi che il rispetto di regole condivise da a tutti quelli che vivono qui.
- Anche se il regolamento sarà predisposto o stampato non solo in italiano ma anche, presumo, nelle lingue principali dei residenti nel nostro territorio vorrei sottolineare che, a mio parere, la conoscenza della lingua e di aspetti di base della cultura italiana debba essere ritenuta valore distintivo per la partecipazione ai lavori della consulta ed eventuali altri strumenti che saranno individuati per favorire le azioni di integrazione degli stranieri presenti sul territorio. Questa esigenza, naturale per il funzionamento della Consulta mista stessa, non va intesa come concessione a posizioni culturali xenofobe o sensibili a toni razzisti ma come condizioni per il funzionamento concreto della Consulta stessa che, va sempre ribadito, non è composta solo da rappresenti di comunità straniere, ma da quelle italiane e da quelle straniere. L’’obiettivo di fondo resta quello della miglior integrazione possibile.
- Secondo me si devono privilegiare i gruppi che si dichiarano, a parola e nei fatti, a favore della costruzione e del rispetto di regole condivise. Prevedere azioni di verifica periodica e comunque costante della reale rappresentatività di chi chiede di far parte della consulta, per evitare che l’istituzione possa essere strumentalizzata da un lato e poco incisiva dall’altra
- Spiegare, nell’ambito delle azioni informative verso gli italiani e gli stranieri che dovranno essere identificate e/o provate, che non si tratta di dar entrare gli stranieri dalla porta di servizio con un escamotage ma che nella consulta sono fortemente rappresentate tutte le espressioni della società civile locale e che il rischio che la commissione diventi un cavallo di Troia per ambizioni o conquiste di spazi per qualcuno, è tenuto sotto controllo, limitato e tenuto presente. Così come devono essere ben presenti i vantaggi che una azione inclusiva di una quota rilevante della popolazione residente, se ben fatta, presenta più opportunità che rischi.
- Chiarire bene che questo regolamento riguarda il funzionamento della Consulta, non è la concessione della cittadinanza agli immigrati che è regolamentata dalle leggi nazionali .
- Nel regolamento si dovrebbero prendere impegni precisi, da parte di chi aderisce e dell’ente, per dare informazione periodica alle comunità di riferimento.
- Si deve fare attenzione a costruire un regolamento che non abbia una impostazione troppo tradizionale fondata unicamente o principalmente sui temi dell’accoglienza senza riferimenti alla necessità del rispetto delle regole e della necessità di favorire la convivenza civile. Occorre introdurre più fattori bilaterali rispetto a quelli di tipo unidirezionale, cioè su quello che noi vogliamo dare agli immigrati. Non bisogna mai perdere di vista che il nostro obiettivo deve essere il funzionamento e la coesione della comunità intera presente sul territorio. Tutti quelli che sono presenti, pur nella pluralità irriducibile di culture, devono osservare le regole fondamentali di convivenza, altrimenti si mette a rischio la coesione sociale e si alimenta il conflitto e la lotta tra culture per la supremazia dell’una sull’altra. Noi dobbiamo fare la fabbrica degli italiani, o dei “carpigiani”, favorire chi crede nei valori fondanti della nostra comunità e dei vantaggi che il rispetto di regole condivise da a tutti quelli che vivono qui.
- Anche se il regolamento sarà predisposto o stampato non solo in italiano ma anche, presumo, nelle lingue principali dei residenti nel nostro territorio vorrei sottolineare che, a mio parere, la conoscenza della lingua e di aspetti di base della cultura italiana debba essere ritenuta valore distintivo per la partecipazione ai lavori della consulta ed eventuali altri strumenti che saranno individuati per favorire le azioni di integrazione degli stranieri presenti sul territorio. Questa esigenza, naturale per il funzionamento della Consulta mista stessa, non va intesa come concessione a posizioni culturali xenofobe o sensibili a toni razzisti ma come condizioni per il funzionamento concreto della Consulta stessa che, va sempre ribadito, non è composta solo da rappresenti di comunità straniere, ma da quelle italiane e da quelle straniere. L’’obiettivo di fondo resta quello della miglior integrazione possibile.
- Secondo me si devono privilegiare i gruppi che si dichiarano, a parola e nei fatti, a favore della costruzione e del rispetto di regole condivise. Prevedere azioni di verifica periodica e comunque costante della reale rappresentatività di chi chiede di far parte della consulta, per evitare che l’istituzione possa essere strumentalizzata da un lato e poco incisiva dall’altra
- Spiegare, nell’ambito delle azioni informative verso gli italiani e gli stranieri che dovranno essere identificate e/o provate, che non si tratta di dar entrare gli stranieri dalla porta di servizio con un escamotage ma che nella consulta sono fortemente rappresentate tutte le espressioni della società civile locale e che il rischio che la commissione diventi un cavallo di Troia per ambizioni o conquiste di spazi per qualcuno, è tenuto sotto controllo, limitato e tenuto presente. Così come devono essere ben presenti i vantaggi che una azione inclusiva di una quota rilevante della popolazione residente, se ben fatta, presenta più opportunità che rischi.
- Chiarire bene che questo regolamento riguarda il funzionamento della Consulta, non è la concessione della cittadinanza agli immigrati che è regolamentata dalle leggi nazionali .
- Nel regolamento si dovrebbero prendere impegni precisi, da parte di chi aderisce e dell’ente, per dare informazione periodica alle comunità di riferimento.
sabato 30 luglio 2011
IMMIGRAZIONE, PERCORSI DI CITTADINANZA CON CERTEZZA DI DIRITTI E DOVERI. E MIGLIORARE AL PIU' PRESTO LA RAPPRESENTANZA DEI PARTITI NELL'UNIONE
Non sono per la concessione indiscriminata della cittadinanza e non ho mai avuti attacchi di “buonismo” ideologico che tengano sganciati tra di loro diritti e doveri che devono essere osservati da tutta la comunità che abita un territorio Penso che i tempi siano maturi per studiare, provare, verificare e discutere nelle forme più aperte e condivise possibili, procedendo con cautela, anche con prove, misurazione e cambi di direzione le modalità con le quali chi vive a Carpi e negli altri Comuni delle Terre d’Argine possa contribuire alla vita della comunità, sentirsene parte, nel rispetto della varietà di culture e religioni ma definendo con chiarezza e relativo impegno ad osservarli, il quadro di regole generali di convivenza. E’ un problema complesso, che non può fondarsi solo su norme e scelte locali ma è quello con il quale in tutte le regioni europee più avanzate, ci si confronta e si cerca di governare i fenomeni, non ci si limita a rimandare per la fatica di cercare ricette e azioni di governo che certamente non sono a portata di mano e che dipendono da molti fattori. E’ per questa complessità ampiamente sottovalutata che mi sono sembrati deludenti, in Consiglio e spesso anche sui media, i giudizi stereotipati, pur legittimi, che ne sono usciti. Evitando di ripercorrere tutti gli interventi sentiti da una parte e dall’altra, tutti legittimi, a parte quelli con i quali chi commenta dà l’impressione di considerarsi il depositario della verità e gli altri tutti allocchi che non si rendono conto dell’evidenza di ciò che sta loro di fronte, ecco in sintesi ciò che vorrei dire a bocce ferme ed animi meno accesi come solo i temi relativi all’immigrazione e alla cittadinanza, sanno generare. La commissione mista delle terre d’Argine, associazioni di italiani e stranieri, con diritto di parola nel Consiglio, non credo vada considerata un dogma. Sarà un tentativo di costruire modelli di condivisione e di partecipazione pubblica, cercando di inglobare nella vita delle istituzioni ciò che nella vita di ogni giorno già esiste. Poi si verificheranno funzionamenti e risultati. Personalmente credo che l’attivazione di questa commissione mista dovrebbe essere preceduta dall’adeguamento, con relativo accordo tra le forze politiche, delle modalità di rappresentanza nel Consiglio dell’Unione, delle forze politiche presenti nei vari consigli comunali. Dal testo approvato nell’odg del Consiglio comunale di Carpi, travolto dal dibattito finito sui soliti binari del “sì” o “no” all’immigrazione, come se dai nostri consigli potessimo determinare i flussi migratori, è passato in secondo piano un forte impegno per la prevenzione e il contrasto, con misurazione dei risultati, delle varie forme possibili di degrado urbano dalle quali dobbiamo cercare di preservare il più possibile le nostre città, favorendo certezza di diritti e doveri, con l’autorevolezza e il rispetto delle regole, da intendere come aiuto concreto ai cittadini da parte delle istituzioni locali che dovranno essere percepite sempre come vicine alla nostra gente. Il nostro obiettivo generale, con una adeguata normativa nazionale che non può prescindere dagli standard dell’unione europea, deve essere la costruzione di comunità locali più coese, inclusive, tenendo conto delle dinamiche e della composizione della popolazione, guardando alle esperienze di altri paesi che prima di noi hanno affrontato seriamente i problemi e le opportunità connesse ai processi migratori, cercando di sbagliare il meno possibile e di costruire azioni di governo adatte alle nostre zone. L’unica certezza che ho in questo ambito è che chiudere gli occhi, non far nulla e sperare che i problemi si risolvano da sé o lasciarli a decantare, sarebbe molto peggio delle fatica che facciamo in questi anni a cercare percorsi, azioni, esercitando la responsabilità di fare scelte, senza certezze ma ragionevoli probabilità che producano buoni risultati. O più vantaggi che svantaggi.
mercoledì 2 settembre 2009
UN CIMITERO ISLAMICO A CARPI ? SE SERVE SI DISCUTA. MA IL SERVIZIO C'E' GIA' !
Personalmente non ho pregiudizi o chiusure ideologiche. Ma prima di mettersi a discutere e a dividerci su chi è favorevole o contrario - come ho dichiarato nei giorni scorsi a Rino Filippin della Gazzetta di Carpi che mi aveva chiesto un parere in materia - valutiamo l'effettiva necessità ed esigenze di una struttura di questo tipo. Che per altro già esiste perchè nel cimitero di Via dei Cipressi già è presente un'area nella quale possono essere accolte le salme di chi era ateo o professava religioni diverse da quella cattolica, con luoghi di preghiera privi di simboli. Il criterio generale, per me deve restare quello di pari diritti e doveri per tutti. Se ci saranno contatti tra associazioni islamiche e Comune mi pare sia assolutamente normale. Ma un eventuale cimitero islamico non potrebbe prescindere dalla domanda effettiva di questo genere di servizio e da valutazioni globali di costi, spazi, aspetti pratici, sanitari e culturali per i quali mi pare che per ora non vi siano i presupposti. Restiamo con i piedi per terra dunque e non mi pare il caso che, una eventuale decisione locale in materia debba essere trattata solo in termini di atto unilaterale o di generosità. Categorie delle quali riconosco l'importanza ma che sganciate da un sano pragmatismo se utilizzate come unico parametro per prendere decisioni rischiano di far prendere cantonate clamorose. Sono certo che l'Amministrazione abbia tutti gli strumenti per assumere le migliori deliberazioni in materia, senza incorrere in pericolose scivolate su buonismi o razzismi di maniera o fuori stagione dai quali, se si parla di aspetti del fenomeno immigrazione,non mi sento certamente attratto.
mercoledì 5 agosto 2009
I MEDIATORI CULTURALI SERVONO!!
Quando il dibattito politico anche locale assume toni eccessivi si corre il rischio di semplificare troppo problemi che invece sono per loro natura intrinseca di grande complessità. Se si parla di immigrazione, servono di più i mediatori culturali o i tavoli di confronto con i rappresentanti delle varie etnie presenti in un territorio, come nel caso di Carpi? E’ evidente che servono sia gli uni che gli altri, dipende dai contesti, dalle cose che si devono fare. Togliamoci dalla testa che soluzioni globali possano essere trovate quando si parla la stessa lingua di quelli ai quali ci si rivolge che magari non comprendono bene la nostra. Ma dalla mediazione culturale non si può prescindere, poi bisogna sempre che sia fatta bene e non a casaccio ma sulla base di progetti ben precisi, da monitorare e da controllare nei risultati. Bene ha dunque fatto il Consiglio comunale nelle scorse settimane ad approvare questa forma di intervento, ad esempio mentre era in corso il dibattito su alcune variazioni del bilancio di previsione. Questo non significa dover rinunciare a priori a possibili tavoli di confronto con le comunità di cittadini stranieri presenti a Carpi. Ma il modello “tavolo” non può essere considerato un automatismo come si è abituati a fare da noi dagli anni Settanta in poi. Anche perché, anche se le cose potrebbero cambiare e sarebbe un vantaggio, per ora esiste il rischio che non sia possibile valutare il grado di rappresentanza dei potenziali invitabili a questi tavoli e se quanto deciso o promesso o auspicato in occasioni come queste possa produrre davvero effetti concreti. Insomma, partiamo bene dalla mediazione culturale, da aggiornare, da adeguare agli obiettivi, in un ottica generale di sviluppo di modelli di integrazione, che, se non si vuole buttarla in politica e in demagogia, servono più che mai in una Carpi nella quale la composizione sociale della popolazione, per motivi locali, globali e demografici è in rapida trasformazione. E tutti i carpigiani, vecchi e nuovi, se non si vuole un futuro di città divisa per compartimenti culturali o barriere di altro tipo dovranno imparare o trovare convenienze reciproche tra etnie, per vivere le une accanto alla altre. Come è ovvio, con parità di diritti e di doveri
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