domenica 26 luglio 2009

SOSTENGO BERSANI. SONO PER IL PROGETTO PD

Sostengo Bersani. Ma non sono contro Franceschini. Che vorrei trovare in futuro nello stesso condominio politico dove mi sono collocato in piena autonomia. Mi trovo perfettamente d’accordo quindi con chi si preoccupa di discutere e scegliere le mozioni congressuali sì, ma badando non solo ai toni ma anche alla sostanza delle cose che si dicono. Facendo attenzione ai veti, agli ultimatum, ai “Se non sei d’accordo con me su tutto prego si accomodi fuori dal partito” che abbiamo sentito in questi giorni e sentiremo ancora in futuro, man mano che ci si avvicinerà al momento del congresso nazionale e delle scadenze intermedie. Bisogna fare attenzione a non dimenticare mai, a Carpi e nel resto del mondo, che il nostro partito non esaurisce la comunità nazionale, che è molto più ampia e variegata. In breve. Si dice che sostengono Bersani soprattutto i funzionari di partito e l’ex-mondo Ds. E io che non sono un funzionario di partito e che dopo esperienze nel Pci di fine anni Ottanta mi sono ritrovato tra il 2002 e il 2006 nella Margherita, in teoria che ci stò a fare qui? Ci stò perché, pur nella consapevolezza che la verità sul Pd non è di proprietà assoluta di alcuno degli schieramenti che si confronteranno al congresso, mi convingono, oltre gli slogan e gli “ismi” che in queste fasi politiche si sprecano, i tre principali pilastri di lettura della società italiana che ho sentito mettere da Bersani al centro della sua proposta: il fatto cioè che siamo in presenza di una crisi economica pesantissima che grava molto di più di ciò che si dice, si sia in buona fede o meno, su famiglie e imprese; in Italia sono in fortissimo aumento, in certi momenti a livello quasi insopportabile, le disuguaglianze sociali e che in questo Paese è completamente fermo l’ascensore sociale, dal quale di fatto dipendono le opportunità delle persone. A parte quindi i casi singoli che possono sempre costituire, pur se importanti, le eccezioni, la regola è che, per sintetizzare, se sei figlio di operai, continui a fare l’operaio tutta la vita e che se hai la fortuna di avere una famiglia di provenienza già agiata o con una impresa avviata o di ceto sociale più alto, avrai di fatto maggiore possibilità di avanzare nella gerarchia sociale. Se l’ascensore sociale è bloccato, di fatto le disuguaglianze aumentano e così le “forbici” che separano ad esempio manager e impiegati o operai, al di là del valore che effettivamente viene da queste figure prodotto. Se l’ascensore sociale non riparte vincono le elite, le oligarchie e aumenta il rischio che finiscano sempre in secondo o terzo piano gli interessi generali rispetto a quelli particolari. Sostengo Bersani sul piano dell’organizzazione interna del Pd perché mi convincono termini come il radicamento del partito sul territorio, la necessità di irrobustire le organizzazioni territoriali, trovare formule che facciano del partito una struttura aperta che non sia autoreferenziale ma non “liquida” al punto di cancellare ogni differenza tra iscritti e quelli non iscritti ai quali “non potrebbe fregare di meno”, ai quali ci si dovrà rivolgere con sempre maggior efficacia, raccogliendo la loro domanda di buona proposta politica ma senza avallare l’idea che quelli che hanno scelto di aderire al partito siano solo simpatici pensionati o avventurieri a caccia di posti mentre invece tra chi si è iscritto al Pd e ne è di fatto tra i fondatori, vi è anche chi, come il sottoscritto, si è assunto una responsabilità, ha accettato di metterci la faccia, di sottoporsi al giudizio dei propri concittadini e di dare il proprio contributo, sulle base delle proprie competenze, per costruire le proposta politica del partito a livello locale, pur riconoscendosi nel partito a livello nazionale e nell’area culturale da esso rappresentato. Insomma c’è un’enorme spazio di manovra, sul piano della proposta politica, a livello locale e nazionale, per dare risposte concrete alle domande di identità ideale e di proposte concrete che giungono dalla comunità nazionale e locale. Per intercettare queste domande, dare buone risposte e ampliare l’area del consenso a confini sociali più estesi rispetto alle tradizionali frontiere Ex-Ds ed Ex-Margherita, occorre uno sforzo per razionalizzare le strutture organizzative esistenti, aprirle il più possibile all’esterno con atti concreti e disponibilità reali non di facciata e si scoprirà che la macchina-partito può essere non solo un vecchio arnese della cultura politica novecentesca ma un utile strumento per far funzionare meglio anche strumenti di più recente utilizzo come le primarie. Infine per far questo c’è bisogno di tutte le componenti che hanno originato con sincerità e onestà intellettuale il progetto Pd. Indipendentemente dalle età anagrafiche e dalle provenienze culturali. Il Pd è un sogno che serve alla realtà del Paese e anche a Carpi. E per chi come me ha piedi piantatissimi al suolo come persona, lavoratore, genitore e che sino a poco tempo fa ha dovuto occuparsi dei propri anziani, la pura concretezza senza sogni o speranze, è una leggerezza insostenibile. In estrema sintesi per questo sostegno Bersani. Di testa e di pancia.

domenica 12 luglio 2009

VITA DA CONSIGLIERE COMUNALE

Riepilogo per gli amici che mi hanno chiesto “E ora che sei stato eletto consigliere comunale cosa fai ?” il breve ma impegnativo elenco di incarichi e gruppi di lavoro nei quali sono stato inserito e nei quali dovrò imparare a fare il “lavoro” di consigliere comunale. Faccio parte della Seconda Commissione consiliare che si occupa di Ambiente e Territorio, sono stato eletto consigliere del Consiglio dell’Unione delle Terre d’Argine e sono stato nominato consigliere supplente della Commissione elettorale del Comune di Carpi. Riunioni, Ordini del Giorno, documenti da visionare. Impossibile rendicontare tutto, ma non appena ci saranno temi che lo meriteranno e sui quali potrò dare direttamente o indirettamente un contributo non mancherò di farvi sapere.

COMPETENZA, ETICA, RESPONSABILITA'

Segnalo poiché ricco di spunti di riflessione un articolo che mi ha inviato Il Prof. Cocozza, con il quale ho presentato la mia tesi di laurea. Indipendente da questo dato personale mi pare che “Il Prof” , con la consueta chiarezza abbia messa a fuoco molti temi sui quali ci si dovrebbe interrogare nelle organizzazioni, professionali, lavorative o meno. In effetti anche io sono convinto che solo con il sapere o solo con l’etica non si va molto lontano. Anzi, si è visto dove si va con gli scandali finanziari degli ultimi anni. Senza andare però così lontano, il tema resta quello di operare non solo per sé stessi come molti manager continuano a fare, ma pensare anche alle organizzazioni nelle quali sono inseriti. Evitando di considerare ciò che fa comodo come quello che dovrebbe essere il meglio per tutti. Insomma attenzione sempre a non confondere il proprio ombellico con il mondo. Malattia molto diffusa, come noto.

>Manager si diventa, con il sapere e con l'etica
di Antonio Cocozza, docente Luiss e Roma Tre (*)

Non sappiamo se nel 2009 diecimila manager rischiano davvero di essere messi nella condizione di dovere rinunciare alla loro attuale attività professionale, come sostiene Meletti (Corriere della sera, 1 giugno, 2009) o come mettono in risalto i dati indicati da Federmanager, che denunciano la perdita di 7000 dirigenti nel 2008 ed evidenziano la perdita di altre 3000 unità nel primo trimestre 2009, quasi tutti over 45. Una cifra consistente, che rappresenta il 12% dell’insieme dei dirigenti operanti nel settore manifatturiero.
In ogni modo, la tendenza dell’andamento di questo particolare segmento del mercato del lavoro è certamente condizionata da due fenomeni particolari: dalla situazione economica non florida in cui versano le nostre aziende, per la maggior parte piccole e medie, tradizionalmente poco inclini all’innovazione, salvo alcune eccezioni, dove la ripresa deve ancora mostrare i primi segnali reali di inversione di tendenza; e dall’immagine del ruolo del manager, che è peggiorata negli ultimi tempi creando, di conseguenza, un indebolimento della sua legittimazione sociale.
È stata l’esplosione della crisi finanziaria americana che ha amplificato questo secondo fenomeno, quando sono stato rese pubbliche le notizie relative al fatto che i dirigenti delle grandi banche che hanno portato alla rovina i loro clienti avevano stipendi da milioni di dollari e con il fallimento in corso si erano assegnati bonus incredibili. Ma anche le esperienze domestiche maturate nel settore del trasporto aereo non sono state da meno.
Mai come in questo caso, è necessario ricordare l’impressionante attualità della massima di Sturzo: “L’economia senza etica è diseconomia”.
In realtà, anche nell’attuale contesto economico e sociale, difficile e complesso, dove per poter far ripartire adeguatamente il sistema ciascun ruolo deve ottenere una propria rilegittimazione sociale, quando la sua azione si è dimostrata essere palesemente inefficace, l’attività dei ruoli manageriali (dirigenti e quadri) continua a svolgere una funzione determinante per la vita e il futuro dell’impresa. Ovviamente ci riferiamo a quelle figure professionali e a quegli attori responsabili che sono in grado di assumere le scelte più adeguate, nei tempi e nelle modalità più appropriate, finalizzate a far progredire l’impresa, come “bene comune” da salvaguardare al di sopra degli interessi di parte nel medio termine (non solo nel brevissimo periodo), tese a salvaguardare e a promuovere le legittime aspettative degli stakeholder interni ed esterni.
In altri termini, si tratta di quelle persone che non s’individuano facilmente sul mercato e che, attraverso il proprio contributo professionale e la loro capacità di leadership, condizionano la vita dell’impresa, ne determinano i risultati aziendali e investono sul futuro proprio e su quello della comunità aziendale. Per queste ragioni, come sostiene acutamente Alberoni, sulla rivista Manageritalia (giugno, 2009): “Trovare un bravo manager è perciò forse la cosa più difficile e importante per il successo di un’impresa”.
Infatti, a nostro avviso, nell’attuale contesto economico e organizzativo, sempre più permeato da una competizione globale, vi sono una serie di variabili che tendono a determinare un mutamento paradigmatico e un nuovo assetto dei ruoli manageriali all’interno delle aziende e inducono sviluppi nuovi che tendono a ridefinire politiche, competenze e responsabilità.
Si tratta di variabili che inducono una diversa scansione e una forte accelerazione ai processi di business, a quelli organizzativi e gestionali, che risultano essere correlati ad un insieme di fenomeni fortemente interconnessi tra di loro da una logica sistemica.
In linea con questa impostazione, si potrebbe sostenere che i seguenti fenomeni, più di altri, rappresentano elementi che condizionano la vitalità e le prospettive delle medie e grandi imprese italiane, in merito alla scelta di investire sulla presenza di un buon manager in azienda:
1. la crisi economica, che induce un ripensamento delle politiche attuate nella gestione dei principali processi (business, organizzativi e gestionali), ma anche di quelli di progettazione/pianificazione e di valutazione;
2. l’evoluzione dei modelli organizzativi, verso una logica di lean organization, che punta ad una semplificazione dei processi, ad una maggiore integrazione sinergica delle operations, attraverso l’implementazione di strutture snelle e multitasking work);
3. la pervasività dell’innovazione tecnologica, che semplifica il governo dei processi, riduce l’azione lavorativa pesante e routinaria, e contribuisce, insieme al ridisegno organizzativo, ad una riprogettazione delle attività e dei compiti;
4. una nuova visione del senso e del ruolo che svolge il lavoro nella vita personale, connesso con l’incremento dei livelli di scolarità e di formazione, che determinano un nuovo sistema di aspettative verso l’attività lavorativa e inducono una “motivazione al lavoro” sempre più orientata al rispetto dei principi di autonomia professionale, di responsabilità dei risultati e di autorealizzazione personale e professionale.
Siamo in presenza, dunque, di elementi strutturali e culturali che inducono un’approfondita riflessione, richiedono una profonda revisione della cultura manageriale e una rielaborazione delle linee di sviluppo dell’assetto dei nuovi ruoli manageriali, sia nelle grandi imprese, che in quelle piccole e medie.
Infatti, i recenti dati Istat dimostrano che le trasformazioni del mercato del lavoro registrate nel corso del 2008 e nel primo semestre del 2009 si muovono in due diverse direzioni rappresentate, da una parte, da una “polarizzazione” della struttura delle professioni, in cui sono sempre più numerosi i lavoratori nelle fasce alte (Knowledge workers) e quelli appartenenti a livelli meno qualificati, con compiti fortemente condizionati dai processi di innovazione tecnologica ed organizzativa. Contemporaneamente, dall’altra parte, si presenta un fenomeno che si era già manifestato negli ultimi dieci anni, teso a determinare una tendenziale riduzione delle figure dirigenziali.
In questo caso, a nostro avviso, non si tratta di ruoli manageriali innovativi, bensì di figure che continuano a svolgere un mero ruolo di “controllo” e supervisione, che non favoriscono il coordinamento e l’integrazione dei processi e delle persone e non apportano/inducono innovazione.
A questo proposito, è utile ricordare che, in questa direzione, l’evoluzione dei modelli organizzativi, la forte innovazione tecnologica e l’estrema pervasività delle Information Communication Technology (ICT), il cui utilizzo è esteso ormai all’insieme dei processi aziendali (interni ed esterni, compresi quelli che coinvolgono attivamente il cliente finale), riducono il peso e il ruolo delle politiche e delle figure di controllo ed enfatizzano, invece, l’apporto dell’attività di coordinamento e di responsabilizzazione diffusa a tutti i livelli organizzativi e produttivi. Del resto le tecnologie ICT, per il loro carattere trasversale e reticolare, fanno scoprire e favoriscono campi di cooperazione inesplorati, di una portata eccezionale. Si pensi solo alle potenzialità connesse con un adeguato sviluppo dell’e-work o dell’e-commerce, dal punto di vista relazionale, comunicativo e creativo, e alla loro influenza sull’attività di marketing e sul livello produttivo.
In definitiva, in questo nuovo scenario, la situazione di crisi economica tende a “rimescolare le carte”, nel senso che riduce il peso dei manager nelle grandi aziende, ma non le funzioni e il ruolo imprescindibile, e comincia ad estendere una loro “presenza strategica” nell’area delle piccole e medie, che hanno ormai compreso l’importanza delle attività di innovazione, pianificazione e sviluppo, ma anche l’utilità del marketing e della comunicazione d’impresa. Tali manager, come in altri settori del nuovo mercato del lavoro, spesso non svolgono un’attività a tempo pieno e/o a tempo indeterminato. Per questa ragione avanzano le figure di temporary manager e i rapporti di lavoro con contratti a progetto o di tipo consulenziale.
Infatti, secondo alcune stime, sarebbero ormai circa 25.000 (1/4 del totale) i manager che, avendo perso la propria attività professionale cercano contratti e consulenze nelle piccole e medie imprese per sostenere il proprio reddito. La stessa linea di tendenza viene indicata in uno studio della Promelec International di giugno 2009, una società di executive search, dove si sostiene che sarebbe proprio “lo zoccolo duro delle realtà produttive di piccole e medie dimensioni”, quello capace di garantire sicurezza e continuità d’impiego per i dirigenti. In queste aziende, prevalentemente manifatturiere, vengono ricercate figure addette alla pianificazione ed allo sviluppo di progetti di business, produttivi o di marketing. Si tratta, in ogni modo, di attori che hanno maturato un’esperienza in aziende più avanzate e sono chiamati a svolgere una funzione “sistemica” mirata alla creazione di una rete relazionale tesa a produrre sinergie, integrazioni dei processi produttivi, ma anche un sostegno fondamentale alla gestione di un clima relazionale improntato alla cooperazione e al perseguimento di obiettivi di efficacia e di qualità dei risultati.
Come dimostrano alcune inchieste (Demurtas, Il Sole 24 ore, 28 Gennaio, 2009; Samo, Harvard Business Review, giugno, 2009), se con la crisi i manager tendono (o sono indotti) a diventare consulenti, ottimizzando le loro esperienze, hanno bisogno però di migliorare le loro competenze e renderle più adeguate alle richieste del mercato, per questo debbono orientarsi verso un processo di formazione basato su di una logica di lifelong learning.
In questo rinnovo delle competenze manageriali e delle prospettive di ricollocazione, ovviamente, non va dimenticata la dimensione internazionale, sempre più importante, nei processi di concentrazione di big company capaci poter competere a livello globale, nel settore industriale, così come nel credito e nel trasporto aereo. Ma questa nuova prospettiva, naturalmente, richiede lo sviluppo di competenze professionali, culturali, linguistiche e di networking adeguate, a cui i nostri manager sono ancora poco "vocati".
Infatti, lo sviluppo delle imprese innovative nella società della conoscenza non può più basarsi sull’attività di gruppi professionali circoscritti o sull’azione di superspecialisti isolati, ma deve poter contare su un’intelligenza diffusa e su reti professionali adeguate, orientate ad una logica di qualità, di personalizzazione e a comportamenti improntati al rispetto dell’etica della responsabilità personale e professionale (Luiss Guido Carli, Terzo Rapporto “Generare classe dirigente in Italia”, 2009).
Per questa ragione, la diffusione di una nuova visione del senso e del ruolo che svolge il lavoro nella vita personale, richiede sempre più una nuova cultura manageriale, un agire comunicativo e organizzativo orientato al rispetto della persona (collaboratore/cliente) e dell’impresa e ad una leadership di tipo partecipativa e trasformazionale. Un manager, insomma, con meno competenze specialistiche, sempre più in grado di favorire la trasformazione e i processi di cambiamento, sviluppando la capacità di dare nuove prospettive e di guidare gli altri con l'esempio, ma soprattutto di mettersi in discussione, rinnovando e migliorando il proprio profilo (Cocozza, Direzione risorse umane, 2006).
A questo proposito, è utile ricordare l’importante ruolo svolto dalle associazioni professionali di rappresentanza, che dovrebbero tendere a sostenere la creazione di reti relazionali e professionali tra i dirigenti, in cui si dà vita a “comunità di pratiche” ma, soprattutto, offrire processi formativi e strumenti culturali interpretativi necessari per poter comprendere il processo di mutamento in atto e orientare le scelte in una logica di autoimprenditorialità e di adeguatezza, rispetto al mercato e alle specifiche culture organizzative di riferimento.
I nuovi ruoli manageriali, dunque, così come qui sono stati delineati, da una parte, hanno ampliato la platea degli attori coinvolti in una prospettiva proattiva e di responsabilizzazione diffusa (aggregando i process owner) e, dall’altra, assottigliando il numero dei dirigenti con potere decisionale hanno reso più strategica l’azione manageriale, poiché orientata maggiormente sull’efficacia (cosa) e non più sulla sola efficienza (come).
Questo nuovo assetto, a nostro parere, ha reso obsolete le politiche (gestionali, organizzative, di marketing e produttive) tradizionali, generiche e indistinte, ha superato anche l’epoca dell’individualizzazione delle politiche e ha avviato, invece, l’era di progetti mirati ad una reale personalizzazione, passando dall’efficienza (centrata sul potenziamento del Know how), alla motivazione (Know what) e soprattutto sul senso dell’agire umano delle persone e sul committment nel contesto lavorativo, investendo sul Know why (Cocozza, Persone organizzazioni lavori, 2009). Del resto è noto che in un contesto organizzativo collaborativo, motivante e fiducioso i risultati sono tendenzialmente migliori e più efficaci.
In conclusione, come aveva già indicato opportunamente Wright Mills (White Collars: The American Middle Classes, 1951), si può sostenere che il lavoro dei colletti bianchi ha smesso di svolgere una funzione esclusivamente strumentale e ha cominciato ad avere un ruolo espressivo attraverso il quale la persona manifesta il proprio essere sociale e, per mezzo di esso, realizza le proprie massime aspettative: sentirsi motivato in quello che fa, gioire dei risultati del proprio lavoro, impegnarsi per un lavoro “ben fatto” eticamente orientato e socialmente responsabile.



(*) Antonio Cocozza è Docente di Comunicazione d'Impresa e gestione delle risorse umane Università Roma Tre e Università Luiss Guido Carli

SI DICE BLOG, SI LEGGE DIARIO PERSONALE

Deciso. Scusate il ritardo. Mantengo in vita il blog. Traguardo, se sarà possibile, il 2014 . Nelle scorse settimane mi sono scervellato sul come fare, se questo spazio dovesse essere una serie di appunti di attività consiliari, uno spazio quindi in parte istituzionale, uno spazio di riflessioni personali o luogo nel quale avrei potuto mettere anche contributi di altre persone che potranno sembrarmi significativi o sintesi di cose lette da condividere prima di tutto con me stesso, oltre che con eventuali altri navigatori, occasionali o meno. Senza ossessione da audience, senza pensare a chi conta i contatti o i click sottovalutando che oltre ai dati quantitativi esistono quelli qualitativi e che non sono meno importanti. Ma non sto salendo in cattedra!! Sto parlando a mè stesso, sto parlando in un mio spazio personale, aperto a chiunque voglia entrare e vi si voglia soffermare per comunicare, lasciare pensieri o meno, o soltanto per leggere che cosa è venuto in mente al BAG, come mi conoscono in tanti, quello che è stato eletto in Consiglio Comunale. A proposito, ancora 185 grazie a quelli che hanno scritto il mio cognome su quella scheda azzurra. Vi penso spesso e sento una certa responsabilità per quello che cerco di fare in consiglio, per il PD e per me, nelle sedi istituzionali o private nelle quali mi ritroverò a dare il mio contributo di carpigiano, che vive qui da 47 anni e che vuole pazzescamente bene a questo posto, anche se spesso lo sport locale, naturalmente non dichiarato, è quello di alimentare una certa litigiosità, invidia o aggressività, nei confronti dei nostri concittadini, che ci rende molto “carpigiani”, cioè specie di individui di pianura a sé, nei confronti di chi ci osserva dall’esterno. E intendiamoci, non è detto che abbia ragione chi ci critica. A me essere carpigiano piace da matti! E anche riflettere su di noi, sui nostri punti di forza e di debolezza. Ognuno si appassiona a ciò che meglio si adatta alle proprie inclinazioni o carattere. Niente di male non vi pare? Di una sola cosa sono certo. Non scenderò a nessun compromesso con quella che mi pare una onestà intellettuale di fondo dalla quale ho sempre cercato di farmi guidare. Non sono un ruffiano, non liscio il pelo ai miei lettori, non faccio occhiolini a destra, a sinistra, a centro-sinistra a centro-centro o a chissà quale altra direzione obliqua sia possibile a chi cerca sempre complotti o significati di secondo o terzo livello, a cosa c’è dietro o robe così. Spero chi passerà da qui, su questo blog, sia che lasci qualche traccia o meno, rispetti queste micro regole di convivenza e coesistenza di più modi di pensare o di più opinioni. E se non passerà nessuno non mi sentirò solo, avrò lasciato qualche traccia per me, a fine mandato, per i miei figli tra una decina d’anni o per qualche amico che vorrà sapere che cosa mi passava per la testa mentre facevo il consigliere comunale a Carpi, tra il 2009 e il 2014, per il Partito Democratico. E quindi, flusso o rullo di impressioni o sensazioni o pensieri sia, soprattutto di un carpigiano, cioè di uno che vive qui. Ma che cerca di pensare, per quel che gli riesce, anche globale.Ciao Blog.

mercoledì 1 luglio 2009

CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI - GRUPPO PD

Questi sono i 17 consiglieri eletti (su 30), alle elezioni amministrative del 6 e 7 Giugno 2009

Maria Viola Baisi, nata a Carpi, 27 anni. Laureata in Scienze della Comunicazione, indirizzo Istituzionale e politico, presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, dove sta ultimando la laurea specialistica in Progettazione e gestione della comunicazione d’impresa, con una tesi sulla costruzione del bilancio sociale di mandato 2004-2009 del Comune di Carpi. Fa parte dell’assemblea nazionale e della segreteria provinciale del PD, ed è segretaria del Circolo del Centro Storico. Possiede tanta passione politica e opera con impegno per realizzare un’idea precisa di società, una società integrata, aperta e solidale, capace di tenere insieme memoria storica e innovazione, regole e coesione sociale, sviluppo economico e sostenibilità ambientale.




Roberto Arletti (detto Roboe), 48 anni,sposato con Margherita, 2 figli, Federica e Riccardo. Da 30 anni è impegnato come Capo Scout nel delicato ma affascinante compito di educatore di ragazzi/e e adolescenti. È stato tra i fondatori del Gruppo Scout Carpi 6 (Parrocchia Corpus Domini), dove attualmente è Aiuto Capo Gruppo. È membro della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi. Studente lavoratore, ha conseguito il diploma di Ragioniere, frequentando il corso serale dell’ITC Statale “Barozzi” di Modena. Attualmente è quadro direttivo e consulente finanziario presso un’importante istituto bancario di Private Banking. È socio fondatore della Fondazione Culturale Cives. Amante della montagna, ha prestato servizio militare nel Corpo degli Alpini della Brigata Alpina Cadore. È socio dell’Associazione Nazionale Alpini. Dal febbraio 2008 è segretario del Circolo PD “Aldo Moro” di Via Tassoni.




Elena Borghi, nata a Carpi, 20 anni. Diplomata al Liceo Scientifico “M. Fanti” di Carpi, ora frequenta il secondo anno di Ingegneria Civile all’Università di Modena. Ha praticato per anni judo agonistico e attualmente è cintura marrone. Nel 2008 è stata eletta segretario della giovanile del Partito Democratico di Carpi ed è entrata in Consiglio di Facoltà alle ultime elezioni universitarie. È membro della direzione provinciale del PD ed è delegata all’assemblea regionale e nazionale dei Giovani Democratici. Nel tempo libero collabora con il circolo ricreativo-culturale Kalinka




Marco Bagnoli, 47 anni, due figli, giornalista professionista, laureato in Sociologia, è residente a Carpi dalla nascita. Dal 1977 opera nel settore editoriale, con esperienze di comunicazione pubblica istituzionale, d’impresa, di educazione ambientale e marketing. Principali collaborazioni e incarichi svolti: è stato direttore responsabile della testata giornalistica di “Radio Bruno”, ha collaborato con giornali e televisioni locali, è stato direttore responsabile del periodico comunale “Carpi città”, ha lavorato nell’ufficio stampa della Cassa di Risparmio di Carpi e attualmente svolge la sua attività nell’ufficio Relazioni esterne di Aimag. Volontariato e tempo libero: è presidente del 4° Circolo didattico e gioca (quando può) a basket nella squadra dei Clipper. E’ segretario del Circolo Pd “Carpi Sud” e coordinatore del Forum Pd su “Immigrazione, partecipazione e coesione sociale”. Lo puoi trovare anche su: www.marcobagnoli.blogspot.com





Deanna Bulgarelli, nata a Rio Saliceto (RE), 60 anni, è sposata ed ha un figlio. Laureata in Scienze Biologiche all’Università di Modena, dal 1972 è dipendente, con funzioni di Dirigente, presso l’Ospedale di Carpi. È responsabile dell’informatizzazione dei Laboratori di tutta l’Azienda USL di Modena. Ha conseguito la specializzazione in Attività informatiche e Comunicazione ed ha collaborato alla realizzazione della Rete aziendale dei Laboratori di tutta la provincia per l’interscambio di informazioni e risultati analitici tra i vari reparti e Ospedali. È stata inoltre responsabile del Quality Menagement del Laboratorio Analisi di Carpi, collaborando con la Regione Emilia-Romagna. Attualmente in pensione, si occupa di problematiche politiche e di volontariato sociale. Hobby: lettura e teatro.




Gianni Bassoli, nato a Carpi, 44 anni, è coniugato dal 1993. Fin da giovanissimo, dopo le scuole dell’obbligo, ha intrapreso l’attività lavorativa nella società CAP CENTRE (parrucchieri uomo/donna), di cui è socio dal 1986. È stato insegnante in Accademia parrucchieri sino al 1998 ed è Maestro d’arte dal 1988. Dal 1997 fa parte del direttivo CNA di Carpi e del direttivo Salute e Benessere CNA provinciale. Volontario dal 1984 della Croce Rossa Italiana, ha ricoperto l’incarico di consigliere del Comitato locale di Carpi. Ha collaborato con una Missione in Madagascar promossa dalle suore Francescane di Palagano per la realizzazione di una scuola di Agraria. È componente del Comitato per il Patrono di Carpi. Hobby e passioni: viaggiare (ha visitato circa 30 paesi nel mondo), l’Africa e il mare.




Francesca Cocozza, 54 anni, diplomata, sposata con Vittorio da 34 anni, ha una figlia, Miriam, di cui, insieme al marito, va molto orgogliosa. È stata consigliera come indipendente nel corso del mandato amministrativo che si sta concludendo. Si è interessata di lavoro, anziani, sanità, donne, ambiente, trasporti, scuola, portando in consiglio la sua esperienza di vita. Crede a una politica partecipativa e ha sempre cercato di attuarla, dando ascolto e risposte ai quesiti posti dai cittadini, e riproponendoli in discussione all’interno del civico consesso. Ha lavorato in fabbrica e poi come dipendente comunale e sindacalista, attualmente collaboratrice con lo SPI CGIL. Ha svolto esperienze di impegno civile nelle ACLI, nell’UDI, nell’attività politica. È iscritta all’ANPI. I suoi principi ispiratori sono: solidarietà, diritti, dignità, tolleranza, antirazzismo e democrazia. Antifascista, difende la Costituzione. Ama viaggiare, leggere e pensare liberamente




Claudio Cavazzuti, 33 anni, sposato, ha una bambina di due anni e mezzo . Laureato in Lettere, dopo il servizio militare, presso l’Arma dei Carabinieri, ha lavorato presso la ditta d’imballaggi industriali Chimar srl, che ha lasciato per insegnare, dapprima a Mirandola, al liceo “Pico”, quindi a Carpi, presso l’Istituto paritario “Sacro Cuore”, dove attualmente lavora. È stato consigliere comunale nel corso dell’ultimo mandato amministrativo, durante il quale ha presieduto la Commissione Cultura, Scuola, Sport, Sociale per tre anni, dopo di che ha guidato il neonato gruppo del PD. E’ impegnato come educatore del gruppo “Isola che non c’è”, che si prende cura di ragazzi disabili presso la parrocchia di san Giuseppe Artigiano. Quando ha tempo, ama leggere, ascoltare musica classica e guardare bei film di guerra.




Davide Dalle Ave, nato a Carpi il 10 aprile 1981, si diploma nel 2000 presso il Liceo scientifico “M. Fanti”. Studente di Fisica all’Università di Modena, è segretario della Sinistra giovanile di zona dal 4 Ottobre 2001 fino all’autunno del 2004. A giugno del 2004 viene eletto in Consiglio comunale a Carpi ed entra nella terza Commissione consigliare. Nel Dicembre 2006 assume la responsabilità di segretario dei Ds, e, il 4 Febbraio 2008, diventa il primo segretario del Partito democratico della nostra città, eletto con il 93% dei consensi dall’Assemblea costituente locale. Appassionato di scienze, sport e poesia, ama leggere e ascoltare musica, di cui apprezza svariati generi.




Daniela Depietri, nata a Carpi, 53 anni, è sposata e ha una figlia. Imprenditrice agricola, produce lambrusco Salamino di S. Croce Doc denominato Il Moroso. Ha lavorato all’Associazione Industriali per circa 25 anni nell’Ufficio legale. Già Presidente della Commissione Pari Opportunità di Carpi, è socia dell’AMO, Associazione Malati Oncologici, Vice-Presidente dell’Associazione Ilcestodiciliege per le donne operate al seno di Modena. Ideatrice e responsabile del progetto “Mamme oltre il blu” sulla depressione del dopo parto. Responsabile per la Commissione P.O. del progetto “scegliere di scegliere” sull’interruzione di gravidanza. Ha curato la realizzazione di due libri fotografici sulla detenzione femminile e sugli istituti penitenziari italiani e una Mostra denominata “Prisons”. Già consigliera comunale, nell’ultimo mandato è stata Presidente della terza Commissione comunale welfare, sanità, scuola, cultura. È appassionata di cinema, fotografia, enogastronomia.




Stefano Gavioli, nato a Carpi, 45 anni, è sposato e ha 2 figli. Diplomato in ragioneria, imprenditore, ha cominciato la sua attività professionale presso un’azienda storica del nostro comune per diventare, in pochi anni, un giovane imprenditore che ha saputo espandere la realtà dell’azienda stessa dal punto di vista commerciale e tecnologico. L’esperienza acquisita nel settore della grafica editoriale gli ha permesso di realizzare 2 nuove imprese artigianali e creare così opportunità occupazionali sul nostro territorio. Svolge attività di collaborazione e partecipa alla sponsorizzazione di attività e iniziative promosse dell’AMO, Associazione Malati Oncologici, di Carpi.




Paolo Gelli, nato a Carpi, 28 anni. Laureato in Ingegneria civile a Bologna, dopo alcune collaborazioni con l’ateneo felsineo, presso il Dipartimento di Costruzioni idrauliche, e con studi professionali, attualmente lavora presso la struttura tecnica di Hera Modena come progettista nell’ambito Reti. Da diversi anni è impegnato come educatore scout presso il Gruppo Carpi 1 nella parrocchia del Duomo.





Bruno Pompeo, 48 anni, imprenditore tessile




Maria Grazia Lugli, 60 anni, è sposata e ha due figli: Giulio, neolaureando in ingegneria e Stefano, ricercatore universitario, attualmente negli Stati Uniti. È laureata in Scienze Naturali. La sua vita lavorativa si è svolta nella scuola secondaria, inferiore e superiore, come docente di materie scientifiche. Ha ricoperto diversi incarichi come collaboratrice dei dirigenti scolastici e come coordinatore degli incontri per genitori. La sua attività di volontariato è stata dedicata all’associazionismo scoutistico, nel quale ha svolto sia il ruolo di educatore che di formazione-capi. È stata per due mandati la responsabile della provincia di Modena e per un mandato della Regione Emilia – Romagna. È impegnata nella chiesa locale. Ha lavorato nove anni per la Consulta ambiente a Carpi, tre anni per l’Agenda 21 e scritto articoli e contributi per testi di educazione ambientale.




Giovanni Taurasi, nato a Carpi, 38 anni, è sposato e ha 3 figli. Laureato in storia a Bologna nel 1997, ha conseguito successivamente il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia. Già dipendente della Provincia di Modena, attualmente lavora a Bologna per la Giunta della Regione Emilia-Romagna. Collabora con l’Istituto storico di Modena, svolgendo attività di ricerca, ed è autore di numerosi libri e saggi di storia contemporanea. Ha svolto attività didattica e di ricerca per l’Università di Modena e Reggio Emilia ed è stato direttore della Fondazione Fossoli, nonché, in “epoca giurassica”, del circolo Kalinka. Già consigliere comunale dal 1995 al 2004, è stato nel corso dei due mandati Presidente della Commissione Cultura, Scuola, Sport, Sociale e della Commissione Bilancio ed Affari Istituzionali. lo puoi trovare su:www.giovannitaurasi.ilcannocchiale.it




Maddalena Zanni ha 24 anni. Diploma linguistico, da sempre attiva nel volontariato e nell’associazionismo giovanile, prima in Agesci e servizi alla persona, poi in Generazione Democratica e presso il circolo culturale Kalinka. Ha operato presso centri ricreativi (ludoteche) e centri per dislessici e ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, e ha collaborato alla realizzazione di campi gioco estivi. Ha lavorato su progetti rivolti a giovani in situazioni di rischio sociale: ciò le ha consentito di conoscere profondamente la realtà giovanile carpigiana. Ha svolto volontariato nel Servizio Civile per l’Arci di Modena, in un progetto sul rapporto e la convivenza fra giovani e anziani, perché è convinta che il dialogo tra generazioni sia occasione di arricchimento per tutti. Ha intrapreso, con scarsa soddisfazione, l’Accademia di Belle Arti, ed è attualmente iscritta a Beni culturali. Ha interesse per tutto ciò che c’è di espressivo e culturale.





Paolo Zironi, nato a Carpi, ha 56 anni, è sposato con Linda e ha due figli: Lara e Luca. Ha la passione di dipingere ed è volontario attivo della Croce Blu. Adora il mare. Sogna una casa in riva al mare, una barca a remi e un terranova. Dopo dodici anni trascorsi all’interno della Sueri, metà dei quali come rappresentante sindacale, è chiamato dalla CGIL di Carpi a dirigere alcuni settori industriali. Nel 1993 assume la carica di Segretario dell’intera Organizzazione. Attualmente svolge l’attività nel Dipartimento Formazione e Ricerca della CGIL di Modena. È iscritto al PD e fa parte del Direttivo del Circolo “Aldo Moro” e dell’Assemblea Comunale. Nell’attività di consigliere comunale ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione Consiliare Territorio, Ambiente e Urbanistica. Da sottolineare la sua specifica attenzione al trasporto pubblico ferroviario al fine di migliorarlo e qualificarlo.