Pubblico qui di seguito un intervento relativo alla riorganizzazione della rete scolastica approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dell’Unione. E’ stato approvato un modello a quattro istituti comprensivi con la possibilità futura di impiegare nell’offerta formativa e organizzativa anche una autonomia scolastica del centro di formazione ed educazione degli adulti previsto dalle normative. Su questo provvedimento non è stato possibile avere una ampia maggioranza consiliare come mi sarei augurato e come auspico in genere per tutte le materie di interesse generale sulle quali dovrebbe essere possibile una maggior convergenza tra le forze politiche. Senza rievocare ulteriormente tutto il dibattito ricordo solo che ho apprezzato la presentazione dell’assessore Schena che ha ricordato la complessità della materia, la costante evoluzione della normativa, che è un provvedimento organico ma non ingessato e che si verificherà costantemente gli effetti che la riorganizzazione produrrà. Sono convinto infatti che il successo della riorganizzazione non dipenderà solo dalla delibera votata in Consiglio ma dalla sua capacità effettiva di calarsi nella realtà concreta delle istituzioni e della scuola carpigiana. Quindi il cammino vero della riorganizzazione sarà nel mondo della scuola vero e proprio. E le istituzioni pubbliche e scolastiche che lo hanno adottato a maggioranza dovranno impegnarsi per una sua razionale applicazione. Valorizzando ed evidenziando punti di forza e di debolezza concreti di questa riforma. Ecco il testo con il quale ho cercato di sintetizzare il mio parere su queste materie:
“Premetto che non sono un tecnico ma un genitore, oltre che consigliere, spesso prestato nel tempo libero al volontariato negli organi di governo delle istituzioni della scuola, la cui complessità è nota e ogni giorno presente novità normative e organizzative delle quali tener conto.
Come detto in altre occasioni di presentazione di questa riorganizzazione, il lavoro fatto è pregevole, di qualità, si avverte la tensione, l’impegno e lo sforzo di dare un assetto stabile e con uno sguardo al futuro non di facciata per l’organizzazione prossima ventura dei servizi scolastici.
Un provvedimento così importante relativo a un servizio come la scuola dovrebbe poter contare, se possibile, su una ampia condivisione, non deve sembrare un provvedimento solo di maggioranza o che un’amministrazione impone, pur se legittimamente, con la sua forza dei suoi numeri in base al mandato ricevuto dagli elettori. Per questo, non nego che i timori che mi sono stati riferiti da singoli docenti e addetti della scuola, le posizioni recenti di tutti i sindacati più rappresentativi e altre associazioni, con critiche e richieste di rinvio del provvedimento, non tutte giustificate e condivisibili, mi hanno costretto ad un supplemento di riflessione e in questo sono state utili.
Come detto nella presentazione del Consiglio comunale di Carpi la massa critica in futuro per il governo delle istituzioni scolastiche è un aspetto molto importante, ed è vero che se si è troppo piccoli, il rischio è di non avere docenti, Ata, mezzi finanziari e risorse per lo svolgimento qualificato delle attività. Molto giusto anche il criterio di continuità organizzativa tra scuola primaria e scuole secondaria di primo grado e la sistemazione viaria dei plessi che dipendono da una direzione geograficamente vicina, non alla parte opposta della città.
Ho apprezzato la grande quantità di incontri, di presentazioni e riunioni che si sono svolte con l’impegno diretto degli amministratori e in particolare dell’assessore alle politiche scolastiche di Carpi, Filippi, proprio perché è la zona di Carpi quella maggiormente interessata dalle novità. I meccanismi di partecipazione pubblica alle decisioni sono positivi ma non va dimenticato che non solo di tipo quantitativo ma anche di fattori qualitativi, fermo restando che la decisione finale spetta alle amministrazioni locali titolari, pur con la necessità di ampia condivisione che si diceva priva.
La soluzione a quattro direzioni alle quali si è pervenuti. Non nego che mi preoccupo quando un territorio come il nostro perde un pezzo di istituzione, sembra di perdere peso, rappresentatività di un territorio e l’idea in sé non mi piace molto, ma vedo che con le razionalizzazioni in corso tutti i territori mi sembra si trovino alle prese con la necessità di rinunciare a qualcosa: Sassuolo, Modena, quindi i governi di centro-destra e di centro-sinistra condividono la stessa necessità.
Questo per dire che il successo o meno di questa riorganizzazione non sarà dovuto solo all’architettura a quattro o cinque direzioni e alla formula sulla carta. Proprio perché nell’ampio dibattito e confronto che si è svolto sono emerse delle preoccupazioni, questa riorganizzazione che si va a votare, da domani deve essere difesa, declinata e applicata in modo tale, e io credo che non sia una utopia, che si possa tener presente le preoccupazioni di molti docenti, sindacati e componenti genitoriali del mondo della scuola.
Non deve essere un alibi per rinunciare a questo impegno di miglioramento costante, soprattutto del mondo della scuola che deve sapersi anche unire, non solo dividere e mettere gli altri di fronte ad un out out, il fatto che si possa pensare che poi alle famiglie, alle persone che non conoscono queste dinamiche, interessa poi che il servizio ci sia e poco importa che ci siano 4 o 5 direzioni. Le differenze ci sono, non si può pretendere che tutti siano esperti di tecnica organizzativa della scuola ma questa riorganizzazione deve essere il segno di una scuola viva di un lavoro di miglioramento della scuola che è appena all’inizio, non un punto di arrivo. Dovremo far sentire ai nostri cittadini non esperti e farglielo misurare sul campo che vogliamo istituzioni scolastiche più grandi perché migliorino l’offerta e non perdano finanziamenti ma dovremo convincerli con i fatti che istituti comprensivi più grandi, con dinamiche demografiche in aumento, non significheranno le classi pollaio che voleva la Gelmini e che noi di questa parte abbiamo sempre avversato. E via dicendo.
La materia è complessa, le capacità di dirigenti, docenti e collaboratori e di dialogo con le famiglie ci sono e devono continuare ad essere sempre una costante di come si vive da noi. Io sono certo che questa quadratura del cerchio e questo dialogo saremo capaci di trovarlo.
Dopo tutto il lavoro fatto da tanti, però, un ennesimo rinvio credo sarebbe stato un modo, non solo di non decidere ma anche di offendere il lavoro di tanti che da tempo si sono impegnati su molti tavoli di lavoro. Io credo che questo sia un punto di partenza molto importante, uno sforzo di pensare al futuro delle scuole sul nostro territorio, con una organizzazione che penso prevederà la possibilità di aggiustamenti all’interno del quadro che si è definito e che dovrà tenere conto di tutte le possibilità migliorative che ci saranno sulla base di un quadro di leggi che regolano l’istruzione, in continuo cambiamento.
Approvare un regolamento a colpi di maggioranza, con varie voci critiche, non solo quantitativamente ma qualitativamente, non nascondo che mi preoccupa. La scuola del Territorio dell’Unione ha bisogno di essere organizzata meglio, quindi la riorganizzazione va nella direzione giusta ma vanno costruite condizioni per consentire un maggior grado di condivisione del percorso intrapreso. Altrimenti una buona riorganizzazione rischia di partire con minor slancio di quello che deve avere un provvedimento di questa portata. Dopo la riorganizzazione formale, da domani comincia quella reale. Calata nella realtà dei nostri plessi e certo non meno importante.
venerdì 2 dicembre 2011
CI VOGLIONO TRENI E ARRIVANO LE INTIMIDAZIONI ALLA STAMPA.
Sono già passati alcuni giorni dal caso del giornalista della “Gazzetta di Modena” Rino Filippin, che sul treno dei pendolari tra Carpi e Modena, quello sempre pieno e spesso in ritardo nelle ore di punta, mentre raccoglieva testimonianze dei viaggiatori alle prese con continui disservizi, è stato addocchiato da un capotreno di Trenitalia che ha fatto intervenire la Polizia a Modena per identificare il cronista. Anziché risposte ai disservizi da anni presenti sulla linea, con proteste civili, pacate e democratiche di chi vorrebbe semplicemente un treno con un numero di carrozze sufficienti e ragionevolmente in orario, adesso arrivano anche le intimidazioni soft, ma non meno sgradevoli di quelle esplicite. Il caso merita di essere davvero ricordato. Riporto di seguito la nota di solidarietà che ho scritto a Filippin sul suo blog con la quale gli esprimevo il parere a caldo su quell’episodio:
“Vicenda tristissima Sig. Filippin, e se i fatti si sono svolti con questa modalità, quella che era una situazione sgradevolissima ma pur sempre limitata al solo campo di clamorosi disservizi, ora i nervi cominciano a saltare e si confonde il diritto di cronaca per un reato di ordine pubblico. Ha fatto bene a segnalarlo. Se la cosa fosse capitata a un cittadino qualunque e non a un giornalista forse non l’avremmo mai neppure saputo. Brutto segnale. Consiglio una dose doppia di camomilla a quell’addetto FS. Pazienza se nonostante le proteste legittime e civili che si possono fare non avremo mai un servizio ferroviario o navetta tra Carpi e Modena degno di questo nome, ma non mi sarei mai aspettato una azione di questo tipo nelle nostre zone, pericolosamente somigliante a comportamenti abituali in Paesi che credevano lontani dove democrazia e libertà di espressione sono mere espressioni linguistiche. Piena solidarietà.mb”
“Vicenda tristissima Sig. Filippin, e se i fatti si sono svolti con questa modalità, quella che era una situazione sgradevolissima ma pur sempre limitata al solo campo di clamorosi disservizi, ora i nervi cominciano a saltare e si confonde il diritto di cronaca per un reato di ordine pubblico. Ha fatto bene a segnalarlo. Se la cosa fosse capitata a un cittadino qualunque e non a un giornalista forse non l’avremmo mai neppure saputo. Brutto segnale. Consiglio una dose doppia di camomilla a quell’addetto FS. Pazienza se nonostante le proteste legittime e civili che si possono fare non avremo mai un servizio ferroviario o navetta tra Carpi e Modena degno di questo nome, ma non mi sarei mai aspettato una azione di questo tipo nelle nostre zone, pericolosamente somigliante a comportamenti abituali in Paesi che credevano lontani dove democrazia e libertà di espressione sono mere espressioni linguistiche. Piena solidarietà.mb”
sabato 19 novembre 2011
CONSULTA MISTA ITALIANI-IMMIGRATI. GIUDICHIAMOLA DAI RISULTATI SU INTEGRAZIONE E PREVENZIONE DEI CONFLITTI
Annoto sul mio diario l'intervento di giovedì 17 Novembre 2011 sul regolamento della nuova consulta mista per l'immigrazione, che non dovrà essere solo una fotografia dell'esistente ma uno strumento dentro la società delle terre d'argfine per favorire l'integrazione degli stranieri nella società locale ed esercitare un ruolo significativo di mediazione e promozione della qualità della convivenza civile nei nostri territori di Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano. Ecco il testo integrale:
"Sono pienamente a favore dell’istituzione di questa consulta. Credo però che in un occasione come questa si debba dire che va definitivamente messa in soffitta, nelle sue varie forme, la vecchia politica dell’accoglienza dei migranti, che ormai non sono più una novità ma un dato costante delle nostre comunità.
Per questo credo che un organismo come questo, sicuramente importante rispetto al nulla, alla mancanza di qualsiasi embrione di forma di rappresentanza di comunità e culture straniere che abbiamo avuto fino ad ora, con migliaia di persone che vivono accanto agli italiani, con centinaia di bambini e ragazzi che vivono accanto ai nostri figli nelle scuole, costituisca comunque un passo avanti.
Una fotografia aggiornata della situazione che però si limiti a riprodurre il mondo dell’associazionismo e degli addetti lavori dell’immigrazione, sommando molte buone, anzi buonissime intenzioni, rimandando forse ad una fase successiva lo sviluppo di politiche più incisive per la costruzione di forme di integrazione, credo sia una operazione condivisibile ma troppo timida.
Io vorrei che una consulta, realmente mista, non avesse come obiettivo principale un primo piano sul fenomeno dell’immigrazione ma vorrei che cominciasse, proprio perché mista, a mettere basi per la costruzione di una “Fabbrica”, di una cabina di regia, di una fornace di mattoni con la quale costruire la nostra comunità futura delle Terre d’Argine. Nelle quali io spero che il sentimento prevalente delle persone che vivono qui nei nostri territori sia il riconoscersi nelle nostre terre, partendo dalla constatazione che le culture, i popoli, le sensibilità, non possano essere cancellate, ma pur dando loro piena legittimità e rispetto, esse vanno ricondotte non ad un invito al fare ciascun gruppo etnico quel gli pare, ma riconoscere, nel territorio in cui si abita, il rispetto dovuto allo stato di diritto e alla parità di diritti e doveri che solo se rispettati in ugual misura, garantiscono a residenti delle terre d’argine da data più antica o recente, analoghi doveri e opportunità.
Non parlo evidentemente di diritti di cittadinanza per i quali è la legislazione nazionale o comunitaria che dovrà stabilire come si diventa italiani. In questa occasione possiamo però toccare con mano quanto siano arretrate, anti-storiche e tutt’altro che produttive le sole posizioni con le quali si dice che gli stranieri devono tornare a casa e basta o robe simili che ogni tanto sentiamo pronunciare.
Ha fatto bene l’amministrazione che ha steso questo regolamento a cercare di superare modelli di tentativi analoghi del passato con i quali, anche nella nostra provincia si è cercato di fare consulte inclusive nelle quali si andavano a cercare anche quei gruppi che non volevano farne parte o a creare modelli di consultazione, elezione e rappresentanza troppo simili ad elezioni vere o prematuri per fenomeni che non si erano ancora stabilizzati, negli scorsi anni , come quelli migratori.
Ebbene, ora siamo stabilizzati e dobbiamo provare ad osare qualcosa di più. In questo regolamento c’è già tutto il seme, di quel che potrebbe essere in futuro un organismo come questo, ma trovo che così come può essere anche apprezzabile l’architettura burocratica prevista dal regolamento, trovo che questa prefiguri orizzonti poco ambiziosi per una consulta che non è come quella dell’ambiente o del traffico o dello sport come abbiamo conosciuto nei nostri comuni
Mi chiedo ad esempio: deve poter avere un ruolo o no la nostra consulta per casi come quelli di Via Unione Sovietica a Carpi dove ci sono luoghi di preghiera che creano problemi di convivenza civile?
Può avere un ruolo o no per casi come quello del condominio di Via Martiri di Belfiore a Carpi dove si deve cercare di prevenire fenomeni di degrado che minano la coesione sociale se alcune famiglie non pagano le spese di riscaldamento ?
A che punto siamo nelle regole di armonizzazione dei regolamenti delle direzioni didattiche di concessione di locali scolastici per attività di associazioni di stranieri per evitare, a difesa della coesione sociale, perché non si abbia la percezione che vi siano regole diverse o troppa severità o troppo poca nei confronti di associazioni di cittadini non italiani?
Senza contare che la Consulta dovrebbe valorizzare le buone pratiche presenti sul territorio, come le cene condominiali pure esistenti nelle quali cittadini delle T/A, partecipano, pur nella diversità culturale, gli uni accanto agli altri, con uno spirito ben diverso rispetto alle feste multietniche del passato che raramente hanno costituito veri motori di integrazione e che qualche concittadino percepisce, sbagliando, ma restiamo ai fatti e alla percezione, come segnali di invasione o allargamento di culture altre. O altre attività di mediazione che, pur se molto difficili, come avvenuto recentemente a Carpi per il palazzo di Via Pietri, con una parte attiva dell’ente locale, hanno consentito di giungere a soluzioni dove sino a poco prima c’erano solo problemi
Proposte: se percorribili economicamente spero che gli atti possano essere tradotti anche in altre lingue, sul modello Ue. Abbiamo ragione se chiediamo che gli atti siano scritti, almeno, quelli più importanti e che ci riguardano, anche in Italiano e non solo in francese, inglese o tedesco…
Credo vadano perfezionati i meccanismi con i quali non si tengono nella consulta associazioni o gruppi che non ci vogliono stare o altri che ci vogliano stare fin troppo e che abbiano in mente campagne di supremazia nei confronti di altri gruppi, comunque contrari allo spirito di questa consulta.
E almeno infine, una rendicontazione non burocraticamente fredda ma partecipata e calda di quel che avverrà con questo strumento, indicando i mattoncini di integrazione che si ritiene di aver realizzato o intravisto.
Sono questi i motivi per i quali, plaudendo all’iniziativa ma spronando a volare più alto, visto l’ormai secolare esperienza di politiche di integrazione nel mondo, molte delle quali disponibili in rete a costi molto contenuti, a non accontentarsi di un buon regolamento formale.
L’assessore Zanni ha ricordato che si tratta solo di un punto di partenza. Io credo che questo sia l’atteggiamento giusto per evitare che la Consulta mista che sta per nascere, sia considerata una riedizione di altre consulte, e questa non è uguale alle altre consulte, o ancor peggio uno strumento che venga percepito o considerato come poco utile o estraneo alla società.
Marco Bagnoli – 17 novembre 2011
"Sono pienamente a favore dell’istituzione di questa consulta. Credo però che in un occasione come questa si debba dire che va definitivamente messa in soffitta, nelle sue varie forme, la vecchia politica dell’accoglienza dei migranti, che ormai non sono più una novità ma un dato costante delle nostre comunità.
Per questo credo che un organismo come questo, sicuramente importante rispetto al nulla, alla mancanza di qualsiasi embrione di forma di rappresentanza di comunità e culture straniere che abbiamo avuto fino ad ora, con migliaia di persone che vivono accanto agli italiani, con centinaia di bambini e ragazzi che vivono accanto ai nostri figli nelle scuole, costituisca comunque un passo avanti.
Una fotografia aggiornata della situazione che però si limiti a riprodurre il mondo dell’associazionismo e degli addetti lavori dell’immigrazione, sommando molte buone, anzi buonissime intenzioni, rimandando forse ad una fase successiva lo sviluppo di politiche più incisive per la costruzione di forme di integrazione, credo sia una operazione condivisibile ma troppo timida.
Io vorrei che una consulta, realmente mista, non avesse come obiettivo principale un primo piano sul fenomeno dell’immigrazione ma vorrei che cominciasse, proprio perché mista, a mettere basi per la costruzione di una “Fabbrica”, di una cabina di regia, di una fornace di mattoni con la quale costruire la nostra comunità futura delle Terre d’Argine. Nelle quali io spero che il sentimento prevalente delle persone che vivono qui nei nostri territori sia il riconoscersi nelle nostre terre, partendo dalla constatazione che le culture, i popoli, le sensibilità, non possano essere cancellate, ma pur dando loro piena legittimità e rispetto, esse vanno ricondotte non ad un invito al fare ciascun gruppo etnico quel gli pare, ma riconoscere, nel territorio in cui si abita, il rispetto dovuto allo stato di diritto e alla parità di diritti e doveri che solo se rispettati in ugual misura, garantiscono a residenti delle terre d’argine da data più antica o recente, analoghi doveri e opportunità.
Non parlo evidentemente di diritti di cittadinanza per i quali è la legislazione nazionale o comunitaria che dovrà stabilire come si diventa italiani. In questa occasione possiamo però toccare con mano quanto siano arretrate, anti-storiche e tutt’altro che produttive le sole posizioni con le quali si dice che gli stranieri devono tornare a casa e basta o robe simili che ogni tanto sentiamo pronunciare.
Ha fatto bene l’amministrazione che ha steso questo regolamento a cercare di superare modelli di tentativi analoghi del passato con i quali, anche nella nostra provincia si è cercato di fare consulte inclusive nelle quali si andavano a cercare anche quei gruppi che non volevano farne parte o a creare modelli di consultazione, elezione e rappresentanza troppo simili ad elezioni vere o prematuri per fenomeni che non si erano ancora stabilizzati, negli scorsi anni , come quelli migratori.
Ebbene, ora siamo stabilizzati e dobbiamo provare ad osare qualcosa di più. In questo regolamento c’è già tutto il seme, di quel che potrebbe essere in futuro un organismo come questo, ma trovo che così come può essere anche apprezzabile l’architettura burocratica prevista dal regolamento, trovo che questa prefiguri orizzonti poco ambiziosi per una consulta che non è come quella dell’ambiente o del traffico o dello sport come abbiamo conosciuto nei nostri comuni
Mi chiedo ad esempio: deve poter avere un ruolo o no la nostra consulta per casi come quelli di Via Unione Sovietica a Carpi dove ci sono luoghi di preghiera che creano problemi di convivenza civile?
Può avere un ruolo o no per casi come quello del condominio di Via Martiri di Belfiore a Carpi dove si deve cercare di prevenire fenomeni di degrado che minano la coesione sociale se alcune famiglie non pagano le spese di riscaldamento ?
A che punto siamo nelle regole di armonizzazione dei regolamenti delle direzioni didattiche di concessione di locali scolastici per attività di associazioni di stranieri per evitare, a difesa della coesione sociale, perché non si abbia la percezione che vi siano regole diverse o troppa severità o troppo poca nei confronti di associazioni di cittadini non italiani?
Senza contare che la Consulta dovrebbe valorizzare le buone pratiche presenti sul territorio, come le cene condominiali pure esistenti nelle quali cittadini delle T/A, partecipano, pur nella diversità culturale, gli uni accanto agli altri, con uno spirito ben diverso rispetto alle feste multietniche del passato che raramente hanno costituito veri motori di integrazione e che qualche concittadino percepisce, sbagliando, ma restiamo ai fatti e alla percezione, come segnali di invasione o allargamento di culture altre. O altre attività di mediazione che, pur se molto difficili, come avvenuto recentemente a Carpi per il palazzo di Via Pietri, con una parte attiva dell’ente locale, hanno consentito di giungere a soluzioni dove sino a poco prima c’erano solo problemi
Proposte: se percorribili economicamente spero che gli atti possano essere tradotti anche in altre lingue, sul modello Ue. Abbiamo ragione se chiediamo che gli atti siano scritti, almeno, quelli più importanti e che ci riguardano, anche in Italiano e non solo in francese, inglese o tedesco…
Credo vadano perfezionati i meccanismi con i quali non si tengono nella consulta associazioni o gruppi che non ci vogliono stare o altri che ci vogliano stare fin troppo e che abbiano in mente campagne di supremazia nei confronti di altri gruppi, comunque contrari allo spirito di questa consulta.
E almeno infine, una rendicontazione non burocraticamente fredda ma partecipata e calda di quel che avverrà con questo strumento, indicando i mattoncini di integrazione che si ritiene di aver realizzato o intravisto.
Sono questi i motivi per i quali, plaudendo all’iniziativa ma spronando a volare più alto, visto l’ormai secolare esperienza di politiche di integrazione nel mondo, molte delle quali disponibili in rete a costi molto contenuti, a non accontentarsi di un buon regolamento formale.
L’assessore Zanni ha ricordato che si tratta solo di un punto di partenza. Io credo che questo sia l’atteggiamento giusto per evitare che la Consulta mista che sta per nascere, sia considerata una riedizione di altre consulte, e questa non è uguale alle altre consulte, o ancor peggio uno strumento che venga percepito o considerato come poco utile o estraneo alla società.
Marco Bagnoli – 17 novembre 2011
venerdì 4 novembre 2011
INTERROGAZIONE SULLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLE ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DEL TERRITORIO.
Nei giorni scorsi ho depositato questa interrogazione. Mi sembra che possa essere utile visto che da più parti, in città e non solo, mi pare molto più vistosamente a Modena, si stanno manifestando crescenti difficoltà economiche delle società sportive e delle associazioni. In questo momento soffrono tutti ma credo che un punto della situazione da parte dell'assessorato competente, per il ruolo che le società sportive svolgono per il mantenimento della coesione sociale, non possa essere che opportuno. Ecco il testo dell'interrogazione.
Al Presidente del Consiglio Comunale
Al Sig. Sindaco
Alla Giunta
Carpi, 28 Ottobre 2011
INTERROGAZIONE SULLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLE ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DEL TERRITORIO.
Il sottoscritto Consigliere comunale, con la presente interrogazione, ritenendo di fondamentale importanza per il territorio, la sua coesione sociale, le famiglie e la cittadinanza in genere, il ruolo svolto dalle associazioni e società sportive, alle prese con la crisi economica e grandi cambiamenti organizzativi dovuti all’andamento demografico e a nuovi stili di vita, a seguito di numerosi articoli di stampa nei quali si descrivono crescenti difficoltà per molti sodalizi, nel territorio comunale e in quelli vicini, sono richiedere:
- se l’ Amministrazione sia al corrente di queste difficoltà di molte associazioni e gruppi sportivi
- se queste fenomeni abbiano avuto ripercussioni nell’attività degli uffici dell’ente che si occupano di cultura e di sport e tempo libero
- se siano allo studio iniziative, di concerto con i sodalizi cittadini, per prevenire, contrastare e aiutare questo genere di difficoltà
- se la situazione economica generale e dell’ente locale possa mettere a rischio le politiche per lo sport e il benessere adottate negli ultimi anni dall’amministrazione.
Con osservanza.
Marco Bagnoli – Consigliere Comunale Pd
Al Presidente del Consiglio Comunale
Al Sig. Sindaco
Alla Giunta
Carpi, 28 Ottobre 2011
INTERROGAZIONE SULLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLE ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SPORTIVE DEL TERRITORIO.
Il sottoscritto Consigliere comunale, con la presente interrogazione, ritenendo di fondamentale importanza per il territorio, la sua coesione sociale, le famiglie e la cittadinanza in genere, il ruolo svolto dalle associazioni e società sportive, alle prese con la crisi economica e grandi cambiamenti organizzativi dovuti all’andamento demografico e a nuovi stili di vita, a seguito di numerosi articoli di stampa nei quali si descrivono crescenti difficoltà per molti sodalizi, nel territorio comunale e in quelli vicini, sono richiedere:
- se l’ Amministrazione sia al corrente di queste difficoltà di molte associazioni e gruppi sportivi
- se queste fenomeni abbiano avuto ripercussioni nell’attività degli uffici dell’ente che si occupano di cultura e di sport e tempo libero
- se siano allo studio iniziative, di concerto con i sodalizi cittadini, per prevenire, contrastare e aiutare questo genere di difficoltà
- se la situazione economica generale e dell’ente locale possa mettere a rischio le politiche per lo sport e il benessere adottate negli ultimi anni dall’amministrazione.
Con osservanza.
Marco Bagnoli – Consigliere Comunale Pd
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