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domenica 2 ottobre 2011
VERSO IL REFERENDUM PER UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE. ARIA NUOVA, BASTA PORCELLUM
E pensare che qualche furbacchione pensa di anticipare il voto al 2012 per tornare a votare con lo stesso sistema che consente alle oligarchie di partito di scegliere i candidati senza passare direttamente dai cittadini. Tutto ormai è possibile in questo nostro povero Paese ma la raccolta di firme a tempo di record comunicata in questi giorni rappresenta un bel calcio negli stinchi a chi preferisce modelli del tipo “non disturbate il manovratore” rispetto ad un rapporto il più diritto possibile tra eletti ed elettori, con questi ultimi che dicono chi deve essere il candidato, non che si beccano quello che hanno deciso più o meno legittimamente i componenti di qualche “cerchio magico” o direttorio o notabilato. Questa raccolta firme sprint, che speriamo ci porti dritto ad una legge elettorale più equa ci dice anche questo, che senza un canale diretto tra elettori ed eletti e forme evidenti con le quali si manifesti la volontà dei cittadini tra elettori ed eletti, non si va da nessuna parte. Anzi, senza una roba così, per le scelte nazionali e locali, si va a sbattere. Contro il muro degli elettori, che cambiali in bianco non le firmano per nessuno.
domenica 31 ottobre 2010
SI' ALLA LIBERTA DI OPINIONE, NO ALLA DIFFAMAZIONE. SALVAGUARDARE IL DIALOGO E I RAPPORTI ISTITUZIONALI
Solidarietà piena a chi difende la libertà di opinione, no alla diffamazione. Piena solidarietà, sempre, questo è il mio parere, a chi difende l’Articolo 21 della Costituzione, del quale sto usufruendo mentre scrivo, che sancisce la libertà di espressione che è un bene sacrosanto e da difendere a tutti i livelli. Ma tutelare la libertà di espressione non significa che si possa dire quel che si vuole. Il sentiero tra libertà di espressione e le distorsioni della diffamazione, certamente non da incoraggiare, è stretto e spesso, se si esagera, si rischia di trovarsi nel campo della diffamazione anche se invoca, anche se in buona fede, il diritto alla libertà di opinione. Confini incerti si è detto che sarebbe meglio che gli attori della vita sociale cercassero in autonomia di non superare, con una buona dose di autoregolamentazione nei comportamenti sulla scena sociale e politica, evitando interventi dei giudici, che per quanto illuminati e saggi rischiano di creare precedenti pericolosi per la tutela della libertà di opinione o di tracciare confini, non solo incerti ma anche inadeguati o liberticidi, tra libertà di opinione e diffamazione. Quando poi l’esercizio senza freni della libertà di opinione sconfina nel conflitto tra istituzioni, entrambe importantissime e benemerite, come un Comune e una Fondazione bancaria, che tanto hanno fatto e faranno per il bene comune e che hanno molte sedi e occasioni, per confrontarsi e discutere dei temi relativi alla città nelle aree di rispettiva pertinenza, allora c’è qualcosa che non va, un corto circuito istituzionale è in corso e bisogna riprendere la strada maestra. Riconoscere che una Fondazione bancaria territoriale ha piena autonomia, non significa “lavarsene le mani”, disinteressarsene o appiattirsi sugli organi dirigenti di una organizzazione terza. Gli strumenti di dialogo e di rappresentanza tra enti territoriali già esistono e si tratta di usarli al meglio. Il verificarsi di incidenti “diplomatici”, come da sempre avviene nei rapporti tra organizzazioni di ogni tipo, politico, istituzionali, associazioni, famiglie, coppie affiatate e appena costituite, può essere la spia di problemi irrisolti o incrinature destinate ad estendersi, oppure può rappresentare l’occasione di registrare “freni”, procedure e prassi, per rilanciare e migliorare, sulla base dell’esperienza, le azioni e i risultati degli attori dei temi che avevano fatto sorgere le incomprensioni e gli strali precedenti. Querela sì o querela no, io certamente sono tra quelli che si augurano che si creino le condizioni perché non ve ne sia bisogno, forse è accaduto qualcosa del genere nel caso carpigiano dei rapporti tra Fondazione e Apc. E non sempre richiamare alla cautela e alla riflessione, come ha fatto il Pd carpigiano, dopo discussione all’interno del proprio gruppo consigliare, significa essere dei “signor tentenna” o dei mollaccioni o chi si chiama fuori, come alcuni osservatori, non sempre equidistanti e disinteressati, hanno sentenziato dai loro scranni. Non mi sento un azzeccagarbugli se dopo quanto è avvenuto esprimo preoccupazione per lo stato dei rapporti tra istituzioni locali per gli effetti che possono derivarne per la comunità locale che cerco, perché eletto in consiglio comunale, con relativi diritti e doveri, di rappresentare.
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