sabato 11 giugno 2011
“NUOVO” STADIO OK. PER LA CITTA, NON SOLO PER LE IMPRESE SPORTIVE DEL CARPI
La soluzione concordata tra Comune e Fc Carpi mi sembra la più equilibrata possibile vista la situazione che si era creata, con la necessità di dare risposte certe, in tempi rapidi e di avviare un percorso tecnico-economico che consentisse di coniugare il più possibile esigenze private ed interesse pubblico. Quindi poter usare lo stadio, di fatto ora chiuso con i “sigilli” della Prefettura. La scelta di adottare il criterio generale di “sganciamento” delle scelte amministrative del Comune dai risultati sportivi della società, che vivono di dinamiche proprie e di alti e bassi che il Comune non può limitarsi ad inseguire, è quella più corretta. E immaginare un futuro dello stadio come struttura polivalente, che possa essere utilizzato anche per altre attività, sportive, ricreative o culturali per gli investimenti che saranno fatti, quindi con benefici più vasti rispetto al perimetro dei cittadini interessati alle attività sportive e al mondo del calcio, mi pare un valore aggiunto. Mi pare anche da sottolineare che l’intesa raggiunta, nel pieno rispetto delle norme e regole, con merito da entrambe le parti e che occorrerà fare in modo che possa dispiegare pienamente tutti i potenziali effetti positivi, ha evitato che venissero alimentate in città, non sempre in buona fede e con onestà intellettuale, inutili contrapposizioni e conflitti. Anche se è normale che in città ci siano opinioni diverse sulla opportunità o meno di fare accordi come questi, senza dimenticare che in alcuni casi sia possibili costruirli e in altri non si riesca a farli andare in porto. Che sia un buon accordo, certo da controllare e gestire bene, anche chi è sempre stato scettico o lo riteneva improbabile per mancanza di fondi o di capacità/volontà di dialogo delle parti, senza giri di parole, potrebbe però anche riconoscere di essersi sbagliato. Ma si sa che si fa prima a criticare e a dire dei “no” che ad argomentare e costruire dei “sì”.
INDAGINE 2010 SULLA SICUREZZA PERCEPITA
Sono stati resi noti nelle scorse settimane i dati relativi alla tradizionale indagine sulla sicurezza percepita, condotta nel territorio comunale di Carpi con interviste telefoniche per campioni rappresentative. Nel dibattito in Consiglio c’è chi ha detto che non serve a niente fare indagini così, chi ha ricordato che anche gli aspetti percettivi su un aspetto come il sentirsi più o meno sicuri nel territorio nel quale si vive, un valore lo abbia di certo. Poi il dibattito ha preso una direzione diversa ad altissimo tasso di strumentalizzazione politica, si è ridetto che nonostante quel che l’indagine ha evidenziato i problemi di sicurezza ci sono, sono state rifatte semplicistiche ipotesi di rapporti di causa-effetto tra stranieri e criminalità e robe simili che accendono le serate consiliari ma non permettono di fare molti passi in avanti su quel che si può fare per migliorare gli strumenti che l’amministrazione si è data, con i soldi dei contribuenti, per conoscere meglio la realtà che è intorno a noi e per poter prendere decisioni migliori. Io credo che tutti gli aspetti relativi alla sicurezza, pur se importanti, oggi siamo percepiti come seri, ma meno rilevanti rispetto ai problemi dell’economia, dell’avere un lavoro, di riuscire ad arrivare alla fine del mese, esigenze con le quali quote crescenti di carpigiani devono purtroppo fare sempre di più i conti. Io credo che esistano i margini per riflettere e valutare, pur se nelle ricerche sociologiche la possibilità di comparazione dei dati è molto importante per registrare le variazioni, di introdurre nuovi elementi di ricerca, che aggiornino gli strumenti per fotografare la parte di percezione della sicurezza dei cittadini, che tradizionalmente queste indagini vogliono evidenziare. D’altronde è questo il principale problema di ogni indagine sociologica, cercare di individuare fenomeni nuovi, non limitarsi a riflettere l’esistente, driblando il rischio di far emergere molti fattori che a torto o a ragione, si ritiene che possano essere individuati con altre metodologie. In sintesi, io credo che il Comune faccia bene a continuare con questo tipo di indagini, che non si tratta solo di azioni propagandistiche, che effettivamente, e credo tutti si debba esserne contenti, Carpi ha meno problemi di altre zone, ma questo non significa che sia il migliore dei mondi possibili. Penso che si debba fare molta attenzione alle varie forme di degrado sociale che possano presentarsi, imparare a riconoscerle, ampliare il campione dei soggetti a cui si chiede, residenti immigrati compresi. Mescolare, integrare, valorizzare, non solo i dati statistici quantitativi ma anche altri indicatori qualitativi, con nuove azioni di ascolto attivo. Andando oltre le equazioni e semplificazioni del tipo “Qui va tutto bene non ci sono problemi” o “Più immigrati, meno sicurezza”, che ci portano solo in vicoli ciechi mentre qui occorre trovare terreni comuni per l’interesse generale della città e di tutti quelli che qui vivono e percepiscono la sicurezza come un bene fondamentale per tutti. Mai conseguito una volta per tutte ma da conquistare giorno dopo giorno.
I NUMERI DI CARPI
L’analisi annuale dell’ufficio statistica del Comune di Carpi relativa al 2010 mai come quest’anno ha ricevuto molta attenzione poiché forse per la prima volta i grandi cambiamenti sociali in corso anche nel nostro territorio stanno producendo anche un cambio effettivo dei numeri che fotografano ciò che siamo. Non ripeto cose già dette da molti altri osservatori e organi di stampa. Mi limito solo a riferire il dato empirico che mi ha impressionato maggiormente, ed è quello relativo al numero dei morti del 2010, 641. Gli stranieri deceduti residenti nel territorio, nello stesso periodo, sono stati 5. Embè, si potrebbe dire, bella forza, gli immigrati, molti dei quali sono nati qui appartengono ad una fascia di età giovane, eccetera. Tutto vero, è ovvio Ma il dato è impressionante. La foresta cresce, non fa troppo rumore ma ci cambia fortemente. Tante risposte ai nostri perché siamo così e stiamo cambiando credo siano contenute in quel dato apparentemente striminzito.
sabato 14 maggio 2011
CALCIO CARPI & DINTORNI, E’ L’ORA DELL’AZIONARIATO POPOLARE
Conquistata la serie “C-1” sul campo, ora bisogna creare le condizioni perché duri. Bonaccini, Sottili, Giuntoli, il presidente Rossi, Rinaldi, Caliumi, Setti ( sì, proprio lui, il vice-presidente del Bologna in corso di rifondazione ) e tutti quelli che hanno contribuito al risultato sportivo e organizzativo sono stati bravissimi, ma proprio perché ora va tutto bene bisogna fare in modo che la squadra di calcio possa continuare nel suo ruolo sportivo e, se sarà possibile, di motore, tra tanti altri si intende, dell’identità del territorio e della città. E’ vero che Carpi non è Madrid o Barcellona, neppure si chiede al Carpi di fare il Chievo, ma se il Sassuolo in B ci staziona da tempo, forse qualche piccola ambizione possiamo nutrirla. Non tanto, non solo, in termini di risultati sportivi, ma quanto per creare una situazione nella quale, discorso che vale non solo per il Carpi ma anche per altre realtà di altri sport, i singoli ambienti sportivi riescano ad uscire dai propri steccati e ad essere percepiti come patrimonio vero della cultura e dell’identità del nostro territorio da fasce più ampie di popolazione. Non so esattamente, sul piano tecnico ed economico come si possa fare e come possa essere allargato (modello polisportive?) ad altri settori ma credo che questo momento, usando come traino quel che di straordinario sta facendo il Carpi calcio potrebbe essere il momento per dare vita a programmi di cultura sportiva più ambiziosi. Rispetto al passato, perché così non si va troppo lontano, bisogna che i rapporti tra Comune e Società sportive non vengano impostati solo in termini di “braccio di ferro” e rivendicazionismi o accuse di scarso ascolto reciproco. Il Comune per le società sportive non è solo una controparte alla quale scucire più soldi possibile, con i tempi che corrono poi, inoltre non si può pretendere che il Comune o l’assessore si trasformino in tifosi e chiudano un occhio sulle procedure o sulle prassi perché hai vinto la serie B o C. Un banco di prova importante sarà come si riuscirà a far fronte alla necessità di adeguare lo stadio “Cabassi” sul quale stanno lavorando il Sindaco Campedelli e l’assessore D’Addese. Aspettiamo di conoscere le possibilità concrete di realizzare questi programmi. Questo per l’oggi, ma per il domani o il dopodomani, per costruire un potente motore di coesione sociale che si fondi anche, ma non solo, sulle energie dell’associazionismo sportivo e sulle capacità che esso ha di mobilitare, coinvolgere e unire persone, le strade sono altre: azionariato diffuso, costruzione di una identità cittadina di cultura sportiva, costruzione di progetti. Una specie di “Comitato per il Parco Lama” dello sport, capace però sempre, per durare, di vedere anche gli interessi generali non solo quelli particolari, e con i piedi per terra, senza gare a chi le spara più grosse in fatto di voglia di impianti, senza demagogie ma puntando ad obiettivi sostenibili. Un lavoro quindi di lunga lena e di investimento prolungato nel tempo che pensi alle generazioni future, quando i successi del Carpi di oggi saranno un ricordo sbiadito e per evitare che anche dopo una retrocessione di prima squadra rimanga in piedi la cultura sportiva che può animare vivai, iniziative di tempo libero e contribuire al miglioramento o mantenimento di buoni livello di qualità della vita per la nostra gente. Ma c’è ancora in giro gente che abbia voglia di impegnarsi per progetti con risultati che potrebbero essere visti solo da chi ci sarà dopo di noi? Io lo spero.
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