sabato 8 gennaio 2011

INTERROGAZIONE SU LAVORO NERO A CARPI

E' un'altra faccia della difficile situazione economica che anche a Carpi si fa sentire sul serio per famiglie e imprese. Del "ritorno" del lavoro nero in città, sotto varie forme, con modalità che coinvolgono non sono cittadini immigrati ma anche tanti italiani che preferiscono precarietà o "nero" piuttosto che restare completamnente disoccupati con mutui e bollette da pagare, ho chiesto all'amministrazione comunale di quali informazioni disponga dal proprio punto di osservazione. Certo con la consapevolezza che non vi sono leve dirette dell'ente locale in questo ambito e che tanto meno ci si deve rassegnare a questi fenomeni come un "male minore" in tempi duri come questi. Il tema credo meriti attenzione, non solo perchè a questo argomento ha dedicato un servizio specifico anche il "Corriere della sera" ma soprattutto perchè se ne sente parlare sempre più spesso dai nostri concittadini ed è bene che si sappia che in Consiglio comunale non manca la sensibilità su questi aspetti.
Ecco il testo dell'interrogazione alla quale mi sarà data risposta dall'Amministrazione nelle prossime settimane. E che provvederò a pubblicare su questo blog di appunti.


"Alla Presidenza del Consiglio Comunale di Carpi
Al Sig. Sindaco e ai componenti della Giunta


Carpi, 3 dicembre 2010
Interrogazione Lavoro Nero a Carpi

Il sottoscritto Consigliere, sulla base di articoli di stampa e di varie conversazioni private nelle quali emergono crescenti preoccupazioni sul territorio per la forte ripresa di fenomeni di lavoro irregolare accentuata dalla situazione di crisi economica e riguardante persone di tutte le età, in particolare giovani e donne

Interroga la Giunta Comunale per chiedere:
se anche all'Amministrazione risulti che siano in aumento i casi di lavoro nero sulla base di indicatori ufficiali o ufficiosi
se esistano stime per valutare i danni economici diretti e indiretti che tale situazione di crescente illegalità comporterebbe se confermata
Se esistano forme avviate o da attivare, di collaborazione tra l'ente locale e le organizzazioni sociali o altre istituzioni presenti sul territorio per contrastare o fare emergere queste forme di diffusa illegalità, non accettabile e che coinvolgerebbe fasce crescenti di popolazione, di residenti italiani e non solo.

Con osservanza.

Marco Bagnoli – Gruppo Consigliare Pd"


A seguire pubblico il documento di risposta dell'assessore Morelli:

INTERROGAZIONE BAGNOLI 11-1-2011

1 – All’amministrazione risulta che siano in aumento i casi di lavoro nero sulla base di indicatori ufficiali e ufficiosi?
2 – esistono stime per valutare i danni economici diretti e indiretti che tale situazione di crescente illegalità comporterebbe?

L'Ufficio Studi di Confartigianato ha presentato un rapporto in cui traccia le modalità e le direttrici geografiche delle attività abusive e del lavoro irregolare. Secondo l'indagine i lavorati irregolari sono quai 640mila (639900), mentre il valore aggiunto prodotto dalle attività abusive è pari nel 2008, al 16,9% del Pil, in crescita rispetto al 16,6% del Pil. Ricordiamo che secondo le stime dell'Istat nel 2008, il peso dell'Economia Sommersa è pari ad un valore compreso tra tra il 16,3% e il 17,5% . Per l'Istituto di statistica tuttavia il numero dei lavoratori irregolari è maggiore rispetto a quanto rilevato da Confartigianato e pari, nel 2008 a circa 2 milioni e 958 mila unità, 11,9% del totale.
Le attività abusive fa sapere Confartigianato oltre a minacciare artigiani e piccole imprese, producono seri danni alle casse dello Stato. Tra il 2008 e il 2009, infatti, l'Iva dovuta e non versata è aumentata del 24,4%. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, nel 2009 i soggetti che svolgono attività economiche aperte al pubblico ma non hanno mai presentato le dichiarazioni dei redditi, a sono saliti a 7.513 (rispetto ai 7.135 del 2008).

ANALISI TERRITORIALE
Tornando all'indagine, Confartigianato sottolinea come il fenomeno del lavoro sommerso sia maggiormente presente nel Mezzogiorno, dove l'incidenza è pari al 18,3%, rispetto ad una media nazionale dell'11,8% e contro il 9,3% del Centro Nord. Il Nord est rappresenta l'area del Paese dove le imprese subiscono la minor concorrenza sleale del sommerso.
A livello regionale, la Calabria risulta la regione con il maggior tasso di abusivismo con il 27,3% delle unità di lavoro non regolari, seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Molise. Dall'altra parte l'Emilia Romagna risulta la regione più virtuosa con un tasso di irregolarità del lavoro pari all'8,1%, seguita da Trentino, Lombardia, Lazio e Toscana.
Tra le provincie maggiormente coinvolte dal fenomeno delle attività sommerse, Confartigianato segnala in prima posizione Crotone, seguita da Vibo Valentia, Cosenza, Enna, Brindisi, Caltanissetta, Reggio Calabria, Trapani, Nuoro e Catanzaro. Mentre le provincie meno interessate sono localizzate al Nord e al Centro, con capofila Bolzano, seguita da Reggio Emilia, Parma, Prato, Milano, Firenze, Mantova, Rimini, Roma e Ferrara. Per stilare queste classifiche, Confartigianato ha ordinato ciascuna provincia secondo tre parametri: intensità dell'evasione fiscale, tasso di attività over 55 e lavoro irregolare.

IL TASSO DI ATTIVITÀ DELLA POPOLAZIONE
Il tasso di attività della popolazione è uno degli indicatori presi a riferimento nell'indagine, in quanto il primo segnale di minaccia di concorrenza sleale del sommerso. La minaccia proviene, secondo Confartigianato, dal forte incremento degli adulti né in età scolare e né in età pensionabile, che escono dal mercato del lavoro
da marzo 2008 a marzo 2010, secondo l'indagine escono dalla forza lavoro 338mila adulti, 178mila uomini e 160mila donne. La maggioranza di queste unità risiedono nel Mezzogiorno (230mila soggetti) di cui 143.000 maschi e 87.000 femmine.
I soggetti inattivi crescono soprattutto nel Mezzogiorno, dove il tasso di attività della popolazione diminuisce di 2,5 punti. La Campania è la regione con il tasso di attività più basso degli adulti in età non scolare e non pensionabile, pari al 57,5% ed equivalente a 277mila maschi e 792mila donne inattive. Al secondo posto troviamo la Calabria, con un tasso del 60,2% e 97mila maschi e 244mila donne inattive, seguita dalla Sicilia con il 62,7%, equivalente a 185.000 maschi e 605.000 donne inattive.

La crisi economica dell'ultimo biennio ha modificato il quadro che evidenzia una riduzione complessiva dell'occupazione pari a 660mila unità, con una forte contrazione del lavoro regolare (-668mila unità), accompagnata da una lieve crescita del lavoro non regolare (+8mila unità). La diversa dinamica del lavoro regolare e non regolare ha determinato una modesta crescita del tasso di irregolarità, passato dall'11,9% del 2008 al 12,2% nel 2009.
Anche a livello locale il perdurare della crisi può avere attivato fenomeni di abusivismo lavorativo.


3 – esistono forme avviate o da attivare di collaborazione tra l’ente locale e le organizzazioni sociali o altre istituzioni presenti sul territorio per contrastare o fare emergere queste forme di diffusa illegalità non accettabile che coinvolgerebbe fasce crescenti di popolazione italiana e non solo.

Le forze dell’ordine, la PM e l’Ispettorato del lavoro si coordinano costantemente e procedono a regolari controlli sul lavoro irregolare.
Le organizzazioni sindacali e datoriali segnalano costantemente eventuali fenomeni di lavoro abusivo.
La rete sul territorio è fortemente strutturata e in grado di veicolare in modo costante l’informazione.

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